Le forme dell'addio amoroso

L'amore è la forma più intensa d'interazione fra due persone: genera senso e configura nuove prospettive emotive e psichiche per i partner. Naturale, quindi, che la fine di una relazione rappresenti, sia per chi lascia sia per chi è lasciato, un trauma dalle mille implicazioni.

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Sono molto contenta di parlare dell’addio amoroso, un processo doloroso che va gestito in maniera puntuale e preso molto seriamente. Nel 2007 ho scritto un libro su questo argomento (Le forme dell’addio, Castelvecchi) e nel blog che tengo per Io Donna – il femminile online del Corriere della Sera – spesso dialogo sui dolori derivanti dall’abbandono. Intendo parlare di chi abbandona e se ne va e di chi “resta al palo” sentendosi disperato; dirò di dolore e sofferenza, dell’inevitabilità di ferirsi e ferire nelle relazioni d’amore.

Le storie di abbandono sono tutte uguali? Non è uguale se lasciamo o veniamo lasciati, se l’addio è concordato oppure accade all’improvviso come un fulmine a ciel sereno; è diverso se è stato annunciato, se veniamo ingannati, oppure lasciati piano piano in un rapporto che si andava sempre più deteriorando; se il partner è morto o più felice altrove. È diverso se siamo convinti della scelta, seppur doloranti; se siamo stati umiliati oppure costretti a lasciare l’altro, che ha sottratto sempre più al rapporto e lo ha utilizzato come “vomitatoio” delle proprie insoddisfazioni. (...)

Questo testo è tratto dall'articolo di Umberta Telfener
presente nel numero 264 della rivista.
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