Paola A. Sacchetti

Imparare parole nuove durante il sonno

Chi, almeno una volta nel suo percorso scolastico, non ha desiderato imparare durante il sonno, per faticare meno sui libri?

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Le ricerche hanno indagato a lungo il rapporto tra sonno e apprendimento, dimostrando l’importanza del primo per consolidare i ricordi formatisi nell’arco della giornata. Ma è possibile anche apprendere nuove informazioni durante le ore di sonno? I ricercatori dell’Università di Berna hanno voluto esplorare le condizioni in cui potrebbe accadere.

Studiando gli elettroencefalogrammi, hanno ipotizzato che i picchi delle onde lente durante il sonno profondo sarebbero favorevoli all’apprendimento perché indicano dei periodi di attivazione neurale simili a quelli che si verificano durante la veglia. Infatti durante il sonno profondo i neuroni passano, ogni 0.5 sec. circa, da uno stato attivo a uno inattivo. Hanno quindi proposto a 41 soggetti un test di apprendimento semantico, facendo loro ascoltare, durante un pisolino pomeridiano, delle coppie di parole formate da una parola inventata e da una loro “traduzione” in tedesco: per esempio, “tofer” e “haus” (“casa”). Ogni coppia è stata presentata in 4 sequenze (“tofer-haus”; “haus-tofer”; “tofer-haus”; “haus-tofer”), per favorire un’associazione flessibile tra le parole, a ritmo costante, simile a quello delle onde lente. Al risveglio, 26 partecipanti hanno svolto un test di memoria implicita in cui veniva chiesto se la non-parola rappresentasse un oggetto più piccolo o più grande di una scatola da scarpe; gli altri 15 sono stati sottoposti a Risonanza Magnetica Funzionale (fRMI) per verificare se il sistema di memoria episodica avesse supportato la codifica durante il sonno.

Dai risultati è emerso che i soggetti erano in grado di classificare le non-parole come «grandi» o «piccole» in modo corretto e che le associazioni erano migliori quando le coppie erano proposte in sincrono ai picchi di onde lente: nello specifico, quando la seconda parola della coppia era tedesca e coincideva con un’onda lenta. Secondo gli autori, questo è il momento in cui l’eccitabilità e la plasticità neuronali sono aumentate e in cui l’ippocampo può interagire con la neocorteccia per associare le due parole di una coppia. Infatti, durante il processo di recupero da svegli, la fRMI ha registrato aumenti di attivazione cerebrale nelle aree deputate all’elaborazione del linguaggio e nell’ippocampo, cruciale nella memoria.

In altre parole, i soggetti erano in grado, da svegli, di riattivare le associazioni tra parole udite nel sonno e, durante il recupero, erano attive tutte le aree cerebrali che lo sono di solito nell’apprendimento di nuove parole. Tali aree sembrano quindi mediare la formazione di nuovi ricordi, indipendentemente dal fatto che il cervello sia in stato di veglia o di sonno. 

Ancora non si è scoperto come apprendere interi paragrafi di un testo mentre dormiamo; in attesa di ulteriori studi, questi dati ci suggeriscono che durante le ore di sonno potremmo imparare nuove parole di un’altra lingua… Per ora, dormiamoci su.

Züst M. A., Ruch S., Wiest R., Henke K. (2019), «Implicit vocabulary learning during sleep is bound to slow-wave peaks», Current Biology, 29 (4), P541-553.E7, DOI: https://doi.org/10.1016/j.cub.2018.12.038

Questo articolo è di ed è presente nel numero 275 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui