Imparare a lamentarsi nei contesti lavorativi

Anche negli ambienti di lavoro ci sono coloro a cui non va mai bene niente e che bofonchiano sempre. Talvolta queste persone aiutano il reciproco adattamento persona/ambiente, altre volte creano invece solo un clima d’insoddisfazione e malumore.

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Capita a tutti di lamentarsi per inconvenienti della vita quotidiana, disservizi, eventi fastidiosi, piccole frustrazioni, insoddisfazioni nei rapporti interpersonali, e così via. Del resto, queste lamentele svolgono una positiva funzione strumentale: per esempio, spingere un’organizzazione a correggere un errore o cercare un risarcimento per un trattamento inadeguato o ingiusto.

Tuttavia, secondo gli psicologi, le rimostranze, le lamentazioni o i brontolii e mugugni spesso non sono direttamente orientati alla soluzione di un problema concreto, ma hanno una molteplicità di scopi e significati di cui si dovrebbe essere consapevoli. Infatti, diventano una speciale condotta comunicativa adottata: a) per facilitare l’avvio di un’interazione sociale con persone che non si conoscono (per esempio, lamentarsi del tempo o dei servizi ferroviari permette di “rompere il ghiaccio” e di avviare una conversazione); b) per sfogare le proprie emozioni e sollecitare simpatia negli altri al fine di avere una convalida su come si sta vivendo una situazione difficile; c) per suscitare negli altri un’impressione positiva su di sé (ad esempio, lamentarsi degli studenti per far credere di essere un insegnante autorevole); d) per controllare gli altri incitandoli a condividere i propri sentimenti negativi o a cambiare opinione su qualcuno («Non vedi che sbaglia sempre? Non fidarti, non ascoltarlo»); e) per sottrarsi alla responsabilità di agire cercando una soluzione al problema di cui, invece, ci si limita appunto a lamentarsi; f) per vantarsi della propria superiorità («Uffa, quello non usa i lampeggiatori: non sa guidare l’auto come dovrebbe!»); g) per scusarsi del mancato rispetto di impegni e scadenze («Questo traffico è insopportabile e sono rimasto imbottigliato», «Ci rimettiamo sempre noi, per lo sciopero dei servizi!»). (...)

Questo testo è tratto dall'articolo di Guido Sarchielli
presente nel numero 264 della rivista.
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