Il mondo della relazione

In occidente, è con il cristianesimo che il singolo si separa dalla comunità, infrangendo quella coappartenenza che valeva nella cultura e nella società dei greci. Un processo che oggi culmina nelle pseudo-relazioni online.

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All’alba della sua storia, nella culla della civiltà greca, l’Occidente ha concepito l’uomo come l’animale che ha il linguaggio («zôon lógon échon»), e siccome nessuno parla da solo, l’uomo è un animale sociale («zôon politikón»), al punto che Aristotele giunge a dire che si è uomini solo se si è membri di una comunità («pólis»). E a questo proposito scrive: «Per tale ragione è evidente che la comunità esiste per natura, e che è anteriore a ciascun individuo. Infatti, chi non è in grado di entrare nella comunità, o per la sua autosufficienza non ne sente il bisogno, è: o bestia o dio» (Politica, 1295b).

Per questo, nonostante l’insistenza dei suoi discepoli, Socrate rifiuta di fuggire dopo la condanna inflittagli dalla città. A suo parere, non si dia vita morale al di fuori delle leggi della convivenza. Questa è la ragione per cui il pensiero greco non separa la morale dalla politica, persuaso com’è che non si dà autorealizzazione se non nella relazione comune.

Per questo gli eroi greci periscono tragicamente: perché l’eroe, come espressione di una soggettività senza legge, esprime in nuce l’antagonismo fra l’individuo e la comunità. E da questo conflitto l’individuo non esce mai vincitore. L’unico eroe vincente è Ulisse, dato che il suo eroismo consiste nel ribadire, con il ritorno a Itaca, le leggi della città, la sua ritrovata armonia. 

La divaricazione dell’individuo dalla comunità avviene con il cristianesimo, il quale, a partire da Agostino, fissa nell’anima (che, tra l’altro, non è un concetto né giudaico né cristiano) il sigillo della propria individualità. E siccome ci si salva individualmente e non comunitariamente, va da sé che le sorti dell’individuo si separino dalle sorti della comunità, a cui non si affida più il compito di realizzare il bene comune, ma unicamente quello di togliere gli impedimenti che si frappongono alla salvezza dell’anima individuale. 

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Questo articolo è di Umberto Galimberti ed è presente nel numero 268 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui per leggerlo tutto