Il lutto, entrarne e uscirne

Un modo per affrontare il vuoto di senso procurato dalla morte di una persona cara è quello di intersecare il proprio smarrimento con una ritualità del lutto che ci ricongiunga alla vita segnando spazio e durata del dolore. 

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«La tristezza calò buia sul cuore e dovunque guardavo era morte. E il mio paese divenne un patibolo, e la casa paterna m’era penosa e strana, e tutto quello che avevo condiviso con lui, senza di lui diventava uno strazio enorme. Il mio sguardo lo cercava invano dappertutto, e odiavo tutte le cose perché lui non era fra loro e non potevano più dirmi “Eccolo, viene”, come quando era in vita e mi mancava. Ero divenuto un enigma angoscioso a me stesso e chiedevo a quest’anima perché fosse triste e mi opprimesse tanto, e lei non sapeva rispondermi. [...] Solo il pianto mi era gradito e aveva preso il posto del mio amico fra i piaceri dell’anima».

IL DOLORE

In questo brano tratto dalle Confessioni, sant’Agostino ricorda un doloroso periodo della sua vita – la morte di un amico – descrivendo alla perfezione qual è la situazione emotiva di chi è in lutto per la scomparsa di una persona cara: sofferenza acutissima, smarrimento, rabbia, disperazione, alienazione, perdita di senso. Dato che il lutto è un’esperienza che tutti dobbiamo prima o poi affrontare, è legittimo chiedersi se c’è qualche concreta possibilità per prepararsi. Naturalmente non esiste una risposta univoca, poiché la risposta al lutto è estremamente soggettiva, ma alcuni modi per predisporsi alla perdita esistono (paradossalmente il più efficace è legato alla capacità di ognuno di noi di prepararsi e di affrontare la propria morte serenamente, in tal modo facilitando enormemente il lutto dei superstiti): atteggiamenti e disposizioni mentali per affrontare la perdita in maniera adattiva, trasformando in crescita personale la crisi esistenziale determinata dal lutto. (...)

Questo testo è tratto dall'articolo di Primo Gelati
presente nel numero 264 della rivista.
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