Il binge watching

Le notti sono sempre più brevi per gli appassionati di serie televisive. Una puntata dietro l'altra, senza interruzioni pubblicitarie, viste in dvd, in streaming o attraverso servizi on demand, incapaci di staccarsi dallo schermo, completamente immersi nella storia, in cui l'unica domanda possibile a un certo punto della visione diventa: "Vedo un'altra puntata o vado a dormire?". Così Games of thrones, House of cards, The walking dead, solo per citarne alcune, ci trasformano in zombie o in Estranei dai volti cinerei.

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Per chi ama le serie tv, qualche ora di sonno in meno o un week-end chiusi in casa è un prezzo che viene pagato volentieri per vedere l’ultima stagione appena uscita. In America hanno dato un nome alla visione consecutiva di numerosi episodi (5, 10 o 15) senza soste: binge watching.

In pratica una maratona, una vera “abbuffata” di tv: e infatti già il termine “binge” richiama l’idea di disturbo, come le abbuffate compulsive di cibo nel Binge Eating Disorder (BED).

I ricercatori stanno quindi iniziando a studiare questo fenomeno, che nei casi più estremi può portare a isolamento sociale, comportamenti compulsivi, disordini alimentari e disturbi del sonno, come confermato dalla recente ricerca di Exelmans e Van den Bulck, che mostra come il binge watching notturno si associ a un rischio raddoppiato di disturbi del sonno. 

Dei 463 soggetti che hanno aderito alla ricerca, rispondendo a questionari specifici su abitudini di visione televisiva, qualità del sonno, stanchezza, insonnia ed eccitazione pre-sonno, l’80% ha riferito di aver avuto almeno una sessione di binge watching nel mese precedente.

Le analisi hanno rilevato che più queste sessioni erano frequenti, minore era la qualità del sonno e maggiori i casi di insonnia e di affaticamento il giorno dopo. Lo studio ha evidenziato inoltre che la visione in modalità binge compromette la capacità stessa di addormentarsi, determinando un’eccitazione cognitiva.

Secondo gli autori, quando si guarda la televisione questa eccitazione è ridotta, una realtà rilevabile da chiunque quando ci si accorge di non ricordare parti del telegiornale appena visto o del programma seguito. Diverso è il caso delle serie tv: la struttura narrativa è costruita in modo da mantenere alta l’attenzione, con colpi di scena e finali di puntata spesso a sorpresa, in cui un episodio contiene più rami narrativi che continuano negli episodi seguenti e che si intersecano nelle diverse stagioni.

L’elevato grado di coinvolgimento e la complessità narrativa portano quindi gli spettatori a pensare a ciò che hanno visto più a lungo di quanto non farebbero dopo un film; va poi considerato che le serie non forniscono quella “chiusura” della storia e quel senso di sollievo dato dal sapere “come va a finire” che invece caratterizzano i film, tutti elementi che mantengono sovraeccitato il cervello e rimandano il momento dell’addormentamento.

Dovremmo quindi smettere di appassionarci alle sorti dei protagonisti delle nostre serie preferite? No, basta moderarsi un po’ e cercare di non trascorrere troppe ore immersi nelle loro storie proprio prima di dormire.

Questo articolo è di Paola A. Sacchetti ed è presente nel numero 264 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui per leggerlo tutto