Gestione delle emozioni: la tristezza

È importante prestare ascolto alla persona triste, rispettando la manifestazione del suo stato d’animo e accogliendola nella sua richiesta d’aiuto.

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«Achille, Agamennone, Odisseo, Ettore, gli eroi leggendari che hanno combattuto le battaglie più dure e vinto i nemici più agguerriti, non temono di mostrarsi in lacrime. Per disperazione, dolore, rabbia, amore, nostalgia, essi piangono a viso aperto. Senza risparmiarsi. Senza mai provare vergogna». Sono parole tratte da Le lacrime degli eroi di Matteo Nucci, un interessante saggio che ci spiega come per Platone, quattro secoli prima dell’èra cristiana, quelle lacrime erano ormai perdute: «I nuovi tempi non ammettevano più l’idea di un eroe coraggioso, a tal punto da non vergognarsi del volto bagnato di pianto. Chi piangeva non poteva essere considerato uomo. Non poteva avere coraggio, perché non dimostrava forza d’animo».

Riconoscere in queste parole l’origine di un percorso che da quei tempi lontanissimi arriva fino ai giorni nostri è fin troppo facile. Oggi, come nei dialoghi di Platone, non possiamo concedere agli “eroi” dei nostri tempi – manager, politici, campioni dello sport, uomini di successo – di “sciogliere” la loro immagine nell’emozione di un pianto. L’immagine del “vincente” non è mai triste, non ammette debolezze. Ce lo hanno insegnato fin da bambini: non si deve piangere. (CONTINUA...)

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Questo articolo è di Diego Ingrassia ed è presente nel numero 275 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui per leggerlo tutto