Game of Thrones: tornare bambini con le serie tv

Un programma di successo come Il Trono di Spade ripropone personaggi e situazioni in cui ci possiamo identificare.

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Non è bello ciò che è bello, è bello ciò che rispetta dei precisi canoni di approvazione sociale e riesce a creare un senso identitario nei suoi fruitori. Oggi l’esempio culturale che esprime meglio questo concetto è l’appartenenza a un determinato corso di laurea universitario. I futuri medici si sentono superiori perché studiano Medicina, i futuri avvocati perché studiano Giurisprudenza, i futuri ingegneri Ingegneria e così via fino a esaurire tutte le facoltà esistenti. Si tratta ovviamente di un bias. L’idea che l’appartenenza a una determinata specializzazione dello scibile possa rappresentare un parametro di valutazione del valore individuale è folle. La verità è che il confronto con persone dalle esperienze assimilabili alle nostre è più facile. Sappiamo cosa è bene e cosa è male per la nostra categoria e all’interno di quei confini diventa più facile ottenere approvazione. Quindi, potremmo parafrasare la prima frase di questo articolo così: non è bello ciò che è bello, è bello ciò che è familiare.

Chi lavora nell’ambito della comunicazione lo sa bene (o almeno dovrebbe saperlo) e sfrutta la retorica della familiarità per creare dei prodotti di massa. Un esercizio che consiglio di tentare a chiunque si interessi di comunicazione è quello di individuare gli elementi retorici che costituiscono i film o le serie TV di cui è appassionato. Il vantaggio dell’esercizio è duplice. Da un lato, consente di imparare a riconoscere, e con il tempo utilizzare, la stessa retorica che ha reso celebri le più famose opere d’intrattenimento. Dall’altro lato, permette di conoscere meglio noi stessi perché quello che riusciamo a riconoscere è ciò che ci rappresenta meglio. In questo senso sarebbe utile confrontarsi con un’altra persona. Questa troverà cose che voi non avete trovato e ciò vi permetterà di ampliare la vostra visione sul mondo.

Proverò a fare questo esercizio su una serie TV che ormai è diventata un cult: Il trono di spade. Tranquilli, non c’è pericolo di anticipazine del finale. Al netto dell’ambientazione fantasy, Il trono di spade mette in scena elementi del quotidiano, come litigi tra parenti e flirt tra colleghi. All’interno di questa cornice narrativa molte cose possono essere ridotte alla loro sintesi di significato e, così spogliate, diventano riconoscibili come scene di vita quotidiana. Facciamo degli esempi.
(CONTINUA...)

 

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Questo articolo è di Francesco Boz ed è presente nel numero 275 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui per leggerlo tutto