Felicità nell'amore

La felicità amorosa non risiede in una formula, come per esempio amore coniugale/amore passionale o famiglia unita/famiglia divisa. Si dà nell’accettare il trascorrere del tempo.

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«Il primo amore non si scorda mai» non è solo un modo di dire, ma un’esperienza nuova e travolgente che muta la personalità dell’adolescente sconcertando i genitori, sempre impreparati rispetto a questo evento. Durante l’infanzia, l’amore è un dato di fatto, una condizione naturale come l’aria e la luce. Persino il disamore, in mancanza di alternative, viene accettato dai più piccoli con spontaneo realismo. Tutto si complica al sopraggiungere di un desiderio prematuro e indistinto, quando l’amore e la felicità sembrano un privilegio altrui, la scena di un film che non prevede alcuna parte per noi.

Mentre la pubertà porta violentemente alla luce un corpo sessuato, predisposto per entrare nell’inquietante arena della seduzione, la mente, ancora bambina, s’illude di ricevere dall’oggetto d’amore l’affetto incondizionato dei genitori. Ragazzi e ragazze vorrebbero essere accettati, amati, ammirati e, perché no, anche invidiati dal gruppo dei coetanei. Ma, come in ogni competizione, i concorrenti sono molti e i vincitori pochi.

In ogni caso, esporsi alla felicità comporta il rischio del suo contrario, di un’equivalente, se non maggiore, infelicità. Ciò nonostante, la maggior parte si butta a capofitto in questa nuova, impetuosa avventura senza chiedersi se ha imparato a nuotare e se ci sono salvagenti a disposizione. (...)

Questo testo è tratto dall'articolo di Silvia Vegetti Finzi
presente nel numero 264 della rivista.
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