Fare finta: molto più di un gioco

Nei giochi di finzione dei più piccoli, anziché un avviamento alla pratica delle bugie, va colta la capacità di dominare un’assenza sino a farne
una piacevole “realtà virtuale”.

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In passato i bambini sono stati spesso considerati dei piccoli adulti, cioè degli esseri che non hanno ancora completato e perfezionato le capacità degli adulti, ma che sono a questi sostanzialmente simili. Lo studio scientifico della psicologia infantile ha da tempo – oramai da più di un secolo – messo in discussione questa convinzione, che tuttavia rimane ancora diffusa nel senso comune, benché in maniera inconsapevole.

Se oggi la maggior parte degli adulti si dichiara convinta che i bambini abbiano caratteristiche proprie, legate alle diverse età, nondimeno la difficoltà a comprendere il bambino come differente dall’adulto riemerge sovente. Un esempio diffuso è lo stupore, e talvolta anche la preoccupazione, di tanti genitori di fronte all’immaginazione infantile, e nello specifico al gioco del “fare finta”; alcuni temono che questa fantasia possa essere pericolosa e finisca per far perdere loro contatto con il mondo reale. Questa preoccupazione è talvolta maggiore per i figli maschi, secondo un modello che, per loro, prevede più che altro giochi di movimento o di manipolazione meccanica degli oggetti.

La comparsa del fare finta rappresenta, al contrario, un’importante tappa dello sviluppo cognitivo, caratteristica esclusiva degli esseri umani. Il gioco di finzione compare all’incirca a partire dai 2 anni, in concomitanza con un importante sviluppo neurofisiologico. In precedenza, i bambini giocano molto, ma il loro gioco è limitato all’imitazione di un modello che vedono (come fare ciao con la manina) oppure alla manipolazione degli oggetti (come nei giochi d’incastro). Invece, intorno ai 2 anni compare appunto il gioco del fare finta, o gioco simbolico, in cui i bambini imitano e mettono in scena ciò che non è presente. Questo tipo di gioco mostra che il bambino sta acquisendo la capacità di richiamare alla mente qualcosa che non cade sotto i suoi sensi, e di conseguenza di rappresentarsi un oggetto al posto di un altro, come suo “simbolo”.

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Fare finta: molto più di un gioco

Questo articolo è di Silvia Bonino ed è presente nel numero 271 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui per leggerlo tutto