Famiglia

Una panoramica sulla famiglia attuale, tra solitudini interne, contraddizioni e nuovi doveri verso i più anziani e i più giovani.

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Ci sono delle condizioni culturali, alle quali prestiamo poca attenzione, che incidono profondamente nella psicologia dei singoli. Una di queste è l’assetto che nel corso del tempo ha assunto la famiglia, evolutasi e trasformatasi in maniera radicale, avvolgendosi in una serie di contraddizioni di cui i singoli componenti, anche se non se ne rendono conto, portano i segni. Seguiamone per sommi capi le tracce.

Prima dell’introduzione dello Stato sociale, la famiglia era l’unica struttura che garantiva ai suoi componenti sostentamento, protezione e sicurezza economica. E questo valeva sia per i poveri, che facevano figli per assicurarsi forza lavoro e assistenza nella vecchiaia, sia per i ricchi, per i quali il “matrimonio” era spesso funzionale al mantenimento o addirittura all’ampliamento del “patrimonio”.

Con l’introduzione dello Stato sociale e il miglioramento delle condizioni economiche, la famiglia fu in parte liberata da scelte che avvenivano per garantirsi la sussistenza, a favore di scelte promosse dall’amore. Accadde però molto spesso che si confondesse l’“amore” con la “passione”, che, come ci ricorda Stendhal, è «visionaria». E quando la visione si sbiadisce, perde i suoi contorni e si appanna, subentra la quotidianità che spesso inaridisce i rapporti e li spegne. Da allora si moltiplicarono separazioni e divorzi, anche perché, liberati dalla costrizione economica, si era fatto strada nei vari componenti della famiglia un nuovo concetto di libertà, secondo cui essa non consiste nell’“autonomia” delle scelte, ma nella “revocabilità” di tutte le scelte. (CONTINUA...)

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Famiglia - Umberto Galimberti

Questo articolo è di Umberto Galimberti ed è presente nel numero 275 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui per leggerlo tutto