Di bene in meglio

La psicologia dovrebbe contribuire di più a diffondere le notizie positive della nostra parte di mondo.

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A volte bastano poche informazioni per renderci più felici e fiduciosi nei confronti del mondo. No, questa non è la presentazione dell’ultima ricerca di “psicologia positiva”, ma una constatazione di fatto che nasce da un certo tipo di divulgazione scientifica. Il grande pubblico sta venendo sempre più in contatto con pensatori “globali” dei nostri tempi come Yuval Noah Harari, Steven Pinker, Hans Rosling e altri, i quali nei propri testi, letti da milioni di persone, comunicano un semplice messaggio: il mondo è molto migliore di come ci viene raccontato.

Io sono convinto che questi dati, alcuni dei quali verranno discussi tra poco, abbiano un effetto non solo sociale ma anche psicologico. Non si tratta ovviamente di credere alle favole e pensare che in realtà “non esista la povertà” o che “non si sia mai andati sulla luna” – sarebbero pensieri da cospirazionisti –, ma si tratta di far luce su questioni di carattere mondiale che pochi discutono. I motivi sono molti: secondo Hans Rosling le motivazioni principali non sono né di carattere giornalistico né legate alle nostre informazioni datate, ma sono dovute ad alcuni bias, cioè a qualche nostra scorciatoia mentale.

Di bene in meglio - Gennaro Romagnoli

Ora, non vorrei annoiare il lettore mostrando una sequela di dati sul fatto che siamo nel periodo storico con la pace tra i Paesi occidentali più lunga in assoluta; che il tasso di decesso dei bambini a livello mondiale non è mai stato così basso; che l’80% dei bambini nel mondo ha accesso alle cure primarie e ai vaccini ecc. Sono tutti dati reali, per quanto sconvolgenti, di cui siamo poco a conoscenza. Un primo motivo potrebbe essere legato a quello che tutti potrebbero immaginare: l’agenda mediatica; infatti, se ci pensiamo bene, una vera notizia è sempre (o quasi sempre) negativa. Ma, come accennavo, questo non succede perché i giornalisti siano in combutta con chi governa il mondo e per mantenere il potere deve farci vivere nella paura (motivazione che si trova frequentemente online nei gruppi di cospirazionisti), bensì perché il nostro cervello è terribilmente attratto dalle cose negative rispetto a quelle positive.

È una questione evolutiva: ne abbiamo già parlato in queste pagine in passato, ma è bene ricordare che il nostro cervello si è evoluto per farci sopravvivere. E per tale necessità è molto più utile conoscere i luoghi malfamati di una città, piuttosto che sapere quali sono i locali aperti per la movida notturna.

Se sentissimo una notizia del genere: «Il treno Roma-Milano è arrivato in perfetto orario, i passeggeri sono tutti soddisfatti», penseremmo che il giornalista abbia preso un colpo di sole. Oppure potremmo arrivare a credere che egli sia pagato dall’azienda dei trasporti, alla quale ha deciso di fare una bella sviolinata. Al contrario, se leggessimo una notizia del genere: «Il treno Roma-Milano è deragliato, ci sono state parecchie vittime, alcune delle quali sono ancora intrappolate tra le macerie», mezza Italia resterebbe con il fiato sospeso. E negli uffici di tutta la Penisola non si sentirebbe parlare d’altro, proprio come è accaduto molte altre volte per le varie disgrazie che hanno colpito il nostro Paese.

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Insomma, è il nostro cervello ad attribuire maggiore rilevanza agli eventi negativi ed è probabilmente per ciò che i media seguono questa tendenza; certo, molte volte lo fanno in modo assolutamente tendenzioso, ma in linea di massima non fanno che seguire le nostre tendenze psicologiche – si potrebbe dire che danno al cervello quel che piace al cervello. Non credo che un telegiornale positivo potrebbe avere grande successo per come siamo stati disegnati, tuttavia sarebbe bene che nelle scuole e nei luoghi di educazione si mostrasse anche il lato luminoso del nostro tempo.

Sì, perché i dati sono molto chiari: nella storia non c’è mai stato un periodo migliore di questo a livello globale, e non mi riferisco soltanto alle condizioni sanitarie ma da ogni punto di vista (sebbene riferendoci solo a una parte di mondo). Se proprio vogliamo dare ragione ai media, c’è qualcosa che va peggio ed è il nostro ecosistema, il famoso cambiamento climatico, ma tutto il resto è realmente migliorato e invito i lettori a non credermi ma ad andare a leggere uno degli autori citati per farsi al proposito un’idea più dettagliata.

Sempre riferendoci a una parte di mondo, per la prima volta nella storia del genere umano è più probabile che una persona muoia di obesità che di fame. Negli ultimi due secoli abbiamo debellato e arginato le peggiori epidemie, proprio quelle che un tempo falcidiavano la popolazione mondiale nel giro di mesi. Ad oggi solo il 10% della popolazione vive realmente in condizioni di povertà assoluta: lo so, 1 miliardo di persone sono tante, ma se lo confrontiamo a soli cinquant’anni fa abbiamo fatto dei progressi enormi.

Noi psicologi lo sappiamo bene che i dati non cambiano le opinioni della gente, per riuscirci è necessario fare appello alle emozioni e ai nostri istinti più arcaici. Per questo apprezzo particolarmente gli autori citati: perché sono stati in grado di creare potenti narrazioni basate su dati fattuali che possono aiutarci a inquadrare meglio il nostro tempo moderno. Non si tratta d’illuderci che il mondo sia tutto rosa e fiori, ma di riequilibrare la visione popolare (e populista, per usare un termine attuale) di come vanno le cose, perché tale visione influenza il nostro comportamento.

Come hanno ampiamente dimostrato i colleghi che si occupano di psicologia positiva, una delle cose peggiori che si possa fare è quella di togliere la speranza. Di disegnare un futuro a tinte scure che non ha solo l’effetto di attrarre la nostra attenzione e farci guardare i telegiornali, ma ha anche il terribile effetto di demotivarci, di portarci a pensare che sia inutile fare figli, impegnarci per una causa sociale, cercare di fare la raccolta rifiuti differenziata (tanto, se il cambiamento climatico è irreversibile, perché impegnarsi?), intraprendere piccoli e grandi progetti di ampio respiro ecc. Nel libro Factfulness Hans Rosling ci mostra un questionario che ha presentato in tutto il mondo, dimostrando non solo che sappiamo davvero poco su quanto è migliorato il mondo, ma che ne abbiamo una visione obsoleta e distorta. 

Sono convinto che chiunque dovrebbe cercare di interpretare il nostro tempo alla luce anche di questi dati, senza essere stupidamente ottimista ma allo stesso sapendo che ciò che abbiamo costruito finora ha dato frutti meravigliosi, ed è assurdo lasciarli cadere per terra senza raccoglierli. Chi si occupa di psicologia dovrebbe analizzare e divulgare queste informazioni come una sorta di rimedio sociale alle nostre naturali tendenze catastrofiste.

Gennaro Romagnoli, psicologo e psicoterapeuta, è autore di “Psinel”, il podcast di psicologia e crescita personale più ascoltato in Italia. Si occupa di divulgazione online dal 2007.

Questo articolo è di Gennaro Romagnoli ed è presente nel numero 276 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui per leggerlo tutto