Come proteggersi dalla manipolazione del marketing?

Una lucida riflessione su quanto, come utenti della pubblicità, siamo più o meno liberi con Internet rispetto ai media tradizionali. Insomma, il “clicca qui” ci tenta oppure ci difende?

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Più o meno sessant’anni fa, Bill Bernbach, coniatore del concetto di creatività pubblicitaria e dell’organizzazione moderna dell’agenzia pubblicitaria, scrisse: «Siamo così occupati a misurare l’opinione pubblica da dimenticarci che possiamo forgiarla. Siamo così occupati ad ascoltare le statistiche da dimenticarci che possiamo crearle».

Del resto, qualche decennio prima, Joseph Goebbels aveva intuito che «Se ripeti una bugia abbastanza a lungo, non solo l’opinione pubblica penserà che sia vera, ma anche tu stesso lo penserai».

La propaganda è chiaramente marketing sfruttato non per vendere una scatola di pelati, ma le idee di un governo. Ma funziona assolutamente nello stesso modo. In sintesi: le masse sono influenzabili e chi deve vendere qualcosa è un piccolo burattinaio che comunque muove i fili.

Tutto ciò è valido anche oggi, ossia nell’era di Internet, uno strumento di comunicazione interattiva dove chi riceve il messaggio ha possibilità di interagire, rispondere, commentare, ricercare? Attualmente come funzionano questi meccanismi? E funzionano ancora?

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Questo articolo è di Marco De Veglia ed è presente nel numero 266 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui per leggerlo tutto