Come nasce l'umorismo dei bambini?

L'umorismo cresce e si evolve durante i primi anni di vita, di pari passo con lo sviluppo intellettuale: uno scherzo di un bambino di 7 anni può lasciare impassibile un piccolo di 7 mesi e provocare lo scherno di un adolescente di 17. Come individuare il nascere dell'umorismo nei più piccoli?

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Il termine “humour” è ben lontano dal designare la stessa realtà per tutti. Gli psicologi sono comunque giunti a un accordo almeno su un punto: l’umorismo è la manipolazione volontaria dell’incongruo (cioè la bizzarria, lo scarto che si crea giustapponendo due elementi contraddittori) a scopo di divertimento. L’incongruità provoca in chi ascolta un conflitto tra l’atteso e l’inatteso, di cui la risata o il sorriso sarà la conseguenza naturale. Quale, allora, la “chiave” dello humour? L’effetto sorpresa, evidentemente.

UNA MISSIONE IMPORTANTE

L’umorismo dei bambini, però, è questione piuttosto destabilizzante per gli psicologi, quando si tratta di trovarne traccia nei più piccoli. E non senza motivo. Quando si rileva un atteggiamento umoristico in un bambino molto piccolo, spesso, si tratta di una proiezione degli adulti. In questo senso, cogliere quali sono i “primi passi” nell’umorismo diventa una ricerca estremamente complessa. Nel bambino molto piccolo, perciò, i ricercatori parlano di humour nei casi in cui una situazione incongrua (agli occhi del bebè) suscita la sua risata o il sorriso.

Ma attenzione, non il sorriso “riflesso” che compare già fin dalle prime ore di vita, bensì il sorriso o la risata “cognitiva”, a dimostrazione che l’informazione ricevuta è stata trattata in un modo “superiore”.

Così, secondo Françoise Bariaud, ricercatrice incaricata al CNRS, specializzata nello sviluppo psicosociale dei bambini e degli adolescenti, e professore associato del Laboratorio di Psicologia dello Sviluppo e dell’Educazione, l’umorismo nel bambino si evolve di pari passo con il suo sviluppo.

In effetti, via via che le conoscenze del bambino sul mondo che lo circonda si approfondiscono e si affinano, cambia la percezione dell’incongruo: ciò che appare incongruo a un’età non lo sarà più dopo, a un’altra età, e viceversa.

Insomma: ogni età ha il suo senso dello humour!

La risata dell’adulto, d’altra parte, gioca un ruolo determinante nell’apprendimento dell’umorismo dei piccoli. Per un bambino, infatti, ogni risposta positiva dell’ambiente circostante alle azioni che compie ha l’effetto di rinforzare la comparsa in lui degli atteggiamenti umoristici.

Così, poco per volta, l’umorista in erba scoprirà il potere di far ridere, arrivando fino a ripetere all’infinito le “battute” che hanno “fatto centro”. (...)

Nella versione integrale di questo articolo troverai i seguenti paragrafi:

  • DA 0 A 2 ANNI: OGGETTI E COMPORTAMENTI
  • DA 2 A 6 ANNI: LE PAROLE E LA LORO SONORITÀ
  • DA 6 A 11 ANNI, UN NUOVO TERRENO DI GIOCO: IL DOPPIO SENSO
  • L'ADOLESCENZA O LA "PULSIONALITÀ" ALLO STATO PURO

Questo testo è tratto dall'articolo di Héloïse Junier
presente nel numero 244 della rivista.
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