Analisi emotivo-comportamentale e nuove tecnologie

Da tempo si è capito che non si possono arrestare i cambiamenti, anche considerevoli, legati all’avvento delle nuove tecnologie. Nel loro uso, non ci resta che tenere sempre a mente il valore e l’indispensabilità della intelligenza umana.

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Nel corso degli anni Ottanta la filmografia statunitense è stata particolarmente prolifica nel genere fantascientifico. Pellicole nelle quali il futuro era rappresentato attraverso due filoni molto diversi: se pensiamo alla trilogia di Robert Zemeckis Ritorno al futuro, eravamo di fronte a un mondo popolato da macchine del tempo, automobili volanti e altri strani congegni, in cui il progresso era visto in modo ottimistico e speranzoso.

Negli stessi anni, però, riscuotevano successo anche pellicole di stampo ben diverso, più inclini a riprendere lo spirito della letteratura distopica anglosassone, di cui Orwell e Huxley sono gli esempi più famosi. Film come Blade Runner di Ridley Scott o Terminator di James Cameron mettevano in scena androidi che si ribellavano ai loro creatori, gettando le premesse per un futuro infausto nel quale gli esseri umani rischiavano di perdere il loro primato nella scala evoluzionista, soppiantati da una “specie artificiale” superiore, invulnerabile e più intelligente. A distanza di trent’anni, quale fra questi scenari si sta avverando?

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Questo articolo è di Diego Ingrassia ed è presente nel numero 267 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui per leggerlo tutto