Giorgio Nardone

Le due facce di Narciso

Ciò che il narcisista, sempre più preso da conferme di sé, non capisce: che per avere bisogna dare.

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Narciso, racconta Ovidio nel terzo libro delle Metamorfosi, è un bellissimo giovane, figlio della ninfa Liriope, che, in virtù della sua grazia e bellezza, viene amato e corteggiato da giovani e fanciulli. Narciso, tuttavia, respinge e disdegna ogni tipo di attenzione, incurante del dolore che procura. Anche la ninfa Eco, condannata da Giunone a non poter più parlare ma solo a ripetere le ultime parole che le vengono dette, si innamora perdutamente del giovane. Eco, non contraccambiata, insegue Narciso fino a indebolirsi sempre più, tanto che di lei non rimarrà nient’altro che la voce. Le ninfe, adirate con Narciso per la sua mancanza di attenzione, chiedono a Nemesi, dea della vendetta, di punirlo facendolo cadere vittima della sua stessa bellezza. Narciso patirà così lo stesso dolore inflitto a chi ha rifiutato: innamorato della sua propria immagine, sarà condannato a non ricevere attenzione e amore.

Il mito classico di Ovidio apre le porte alla comprensione di questa condizione di cui l’essere umano può soffrire e che può diventare drammatica nei suoi effetti, sia per il narcisista sia per chi sventuratamente si trovi a intrattenere con lui una relazione. La psicologia ha, poi, cercato di definire quando il narcisismo diventa patologia e quando invece alcuni tratti, come un’elevata stima di sé e delle proprie qualità, rappresentano aspetti positivi e costruttivi dell’individuo e dell’agire umano.

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Questo articolo è di Giorgio Nardone ed è presente nel numero 283 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui