Paola A. Sacchetti

Le caratteristiche psicologiche degli hater

Il fenomeno dell’odio online è sempre più diffuso: commenti denigratori, offensivi, pieni di rabbia affollano post e bacheche.

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Nonostante il crescente numero di studi sui comportamenti negativi online, dal cyberbullismo al trolling (attaccare e infastidire gli altri negli scambi o nelle attività in Internet), a chi incita all’odio (verso uno specifico gruppo sociale o culturale), sono pochi quelli che hanno cercato di comprendere quali caratteristiche psicologiche spingano una persona a scrivere commenti astiosi. Il recente studio della University of Wrocław, in Polonia, ha voluto indagare proprio questo aspetto per individuare quali fossero i predittori di tale comportamento.

I ricercatori hanno quindi cercato le riviste sportive con una pagina Facebook in cui venivano riportate le prestazioni degli atleti polacchi ai Giochi olimpici invernali di Pyeongchang del 2018 e hanno selezionato i diversi commenti postati, suddividendoli in «odio» e «non odio». Per analizzare i commenti, gli autori hanno definito l’odio online come «dichiarazioni che esprimono atteggiamenti negativi e offensivi nei confronti degli sportivi; critiche valutative ma non costruttive», quali per esempio: «Lei scredita il nostro Paese e lo fa per i soldi dei contribuenti; rivoglio i miei soldi!», «Rappresentare il nostro Paese, pur essendo così brutto, dovrebbe essere vietato»; mentre i commenti di non odio includevano affermazioni positive del tipo: «Va bene, incrociamo le dita, la prossima volta andrà meglio!», e negative quali: «Considerando i risultati moderatamente buoni in questa stagione, durante i Giochi Olimpici si è comportato piuttosto male. Penso che non fosse sufficientemente preparato».

Dopo che due autori indipendenti hanno trovato l’accordo sulla categorizzazione dei commenti, le persone che li hanno pubblicati, sia hater che non, sono state contattate per partecipare allo studio. Di queste, 46 odiatori e 48 non odiatori hanno accettato. Ai partecipanti sono stati somministrati 4 questionari per indagare la “triade oscura” (cioè i tratti di narcisismo, psicopatia e machiavellismo), la frustrazione sperimentata, il livello di invidia e la soddisfazione per la vita. Dai dati è emerso che i punteggi più elevati della sottoscala psicopatia erano un predittore significativo per i commenti d’odio online: un risultato forse non sorprendente poiché questo tratto è caratterizzato da impulsività e ricerca del brivido, che possono favorire comportamenti negativi e atteggiamenti offensivi. Per gli altri indici, invece, non sono state rilevate relazioni significative, confermando l’ipotesi che uno specifico tratto potesse caratterizzare maggiormente l’odio online, come in altri studi è emerso che alti livelli di narcisismo e machiavellismo sono associati alle caratteristiche personali dei troll, dei cyberbulli e degli incitatori all’odio.

Con questo studio – il primo a cercare di individuare il profilo psicologico degli hater e i predittori dei comportamenti d’odio online – gli autori hanno aperto la strada a nuove ricerche sull’argomento, necessarie ad ampliare la conoscenza sugli hater e per arrivare a ideare strategie efficaci per contrastare e ridurre questo fenomeno, oltre che per strutturare idonei percorsi di intervento per gli odiatori. 

Di Paola A. Sacchetti

Sorokowski P., Kowal M., Zdybek P., Oleszkiewicz A. (2020), «Are online haters psychopaths? Psychological predictors of online hating behavior», Frontiers in Psychology, 11, 553, DOI: 10.3389/fpsyg.2020.00553

Questo articolo è di Paola A. Sacchetti ed è presente nel numero 283 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui