Carmen Giorgio

La prima volta non è più come una volta

Il debutto sessuale degli adolescenti attuali presenta caratteristiche e tempi legati ai tanti cambiamenti intervenuti sui loro sentimenti e sui loro rapporti con genitori e coetanei.

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Nella serie TV britannica Sex Education il protagonista, Otis, è un adolescente figlio di genitori separati entrambi sessuologi. Pur non avendo avuto la sua prima esperienza, Otis è assolutamente in grado di ascoltare e comprendere le vicende sessuali e amorose dei compagni di scuola. Tra loro, Maeve è la prima a scoprire questa sua naturale inclinazione. Insieme decidono quindi di allestire, lontano dallo sguardo degli adulti, una sorta di consultorio, dove Otis aiuta molti dei suoi coetanei.

Tra le varie questioni con le quali si confronta, si trova a sostenere, in diversi modi, Lily, una ragazza apparentemente ossessionata dal sesso e dall’urgenza di esordire in tema. Nell’ultima puntata della prima stagione è emblematico il dialogo tra i due. «Perché vuoi tanto fare sesso? Ho l’impressione che tu voglia disperatamente fare sesso», chiede Otis a Lily. Risponde lei: «Se non lo facessi, prenderei il diploma senza aver fatto sesso, all’università sarei indietro a tutti e nessuno vorrebbe fare sesso con me perché sarei una verginella; così non potrei farlo più perché sarò strana, imbarazzante e verginale […]. Non voglio rimanere indietro». Otis: «Capisco che ti sembri che tutti lo facciano. Molti sì, ma molti ancora no. Non è una gara».

 AL TEMPO DI EDIPO, AL TEMPO DI NARCISO 

La cornice all’interno della quale oggi si arriva al debutto sessuale ha delle caratteristiche peculiari, diverse dal passato. Un tempo la sessualità, soprattutto quella femminile, era accettata solo nell’ambito di una coppia che, con il benestare delle rispettive famiglie d’origine, convolava a nozze. Il sesso necessitava di una pubblica approvazione successiva al matrimonio, considerato un importante rito di passaggio con il quale si accedeva alla vita adulta. Attualmente, le adolescenti che ancora considerano la verginità come un valore da preservare e donare quando si sentiranno pronte tendono a non divulgare la loro opinione.

Come ben testimonia Lily, avere un primo rapporto sembra fondamentale per lenire la vergogna, per sentirsi affiliate al gruppo delle fascinose coetanee e non avvertirsi troppo diverse, strane o in ritardo. Un tempo la sessualità suggellava il matrimonio, oggi invece, in alcuni casi, è uno degli aspetti di partenza entro un rapporto, in altri è addirittura avulsa da ogni tipo di implicazione relazionale e sentimentale. Nell’immaginario collettivo il desiderio sessuale era prerogativa del maschio, mentre quello generativo lo era per la donna. Le trasformazioni avvenute e il passaggio da una morale sessuofobica a una maggiore legittimazione e liberalizzazione hanno cambiato il modo in cui i giovani, e soprattutto le giovani, si rappresentano la sessualità, l’esperienza del desiderio e la ricerca del piacere. Liberati dal senso di colpa, ci si può avventurare nell’esplorazione delle nuove dotazioni e manifestazioni corporee. Il gruppo monosessuale diventa un luogo in cui potersi confrontare sulle metamorfosi della pubertà, sulla quantità legittima di desiderio sperimentato e meritevole di soddisfacimento (Pietropolli Charmet et al., 2019). Il gruppo dei pari rappresenta un laboratorio in cui esplorare la nascente identità di genere e i valori che la definiscono.

Fare i conti con un corpo pubere, mortale, potenzialmente generativo è uno dei compiti evolutivi dell’adolescenza, all’interno del quale rientra il rapporto con la propria sessualità. Timori e ambivalenze possono accompagnare questo processo, ancor più se si considera che il corpo della contemporaneità è alla ricerca della perfezione nell’estetica e nella prestazione, è un corpo onnipotente, narcisistico, ideale. Pertanto l’esordio sessuale è accompagnato da ansie, da aspettative elevate e dal bisogno di essere rassicurati sulla “normale” funzionalità delle nuove dotazioni.

La prima volta avviene, spesso ma non necessariamente, in seno a una dimensione di coppia il cui codice amoroso è ben diverso dal passato. La coppia romantica cresceva lungo un percorso lineare e prestabilito, si basava su ruoli, valori e mansioni socialmente definiti, suoi baluardi erano la durata e la stabilità del legame, a differenza dell’attuale coppia narcisistica, paritetica e fluida (Baroni et al., 2018). Il passaggio dalla famiglia normativa tradizionale alla famiglia affettiva, congiuntamente all’evoluzione di fattori economici, sociali e culturali, ha contribuito a trasformare le funzioni della coppia e la qualità del legame.

Al tempo di Edipo, la scelta dell’oggetto d’amore rispondeva ad echi dei legami primari; l’esperienza dell’innamoramento, degli sguardi amorosi rimandava a una sensazione di ritrovamento di antichi oggetti perduti. Al tempo di Narciso, la coppia dev’essere una risorsa funzionale alla realizzazione del Sé. Lo sguardo che fa innamorare è quello tramite il quale ci si sente valorizzati, desiderati, rispecchiati e riconosciuti come soggetti autonomi con caratteristiche, aspirazioni, bisogni propri. Per i più giovani la relazione amorosa sostiene il passaggio dalla dipendenza infantile all’emancipazione adolescenziale.

Alla coppia è richiesto di essere funzionale alla soggettivazione, di garantire la possibilità di condividere l’esperienza della crescita e di diventare un contributo fondamentale alle specifiche tappe evolutive da affrontare. I figli della famiglia affettiva sono cresciuti considerando fondamentali l’autonomia e la realizzazione personale. Questi valori di autorealizzazione vengono portati dentro la relazione, tanto da farsi obiettivi comuni, rivendicati e condivisi da entrambi i partner.

In uno scenario così la sessualità è spesso considerata una componente importante e un completamento del legame. È un laboratorio in cui sperimentare nascenti parti di sé e superare le paure dalla propria inadeguatezza e non piacevolezza. I ragazzi di oggi sono molto esperti al riguardo, si confrontano e sono sovente alla ricerca di occasioni in cui ricevere conferme e rassicurazioni su ciò che stanno vivendo.

 ADOLESCENTI, RELAZIONI, SESSUALITÀ 

Il rapporto amoroso e sessuale sembra essere incentivato dal desiderio affettivo, dal bisogno di sostegno nel percorso di crescita e dalla necessità di riconoscimento da parte dei pari. Tuttavia, la dimensione della sessualità non è necessariamente inscritta in una relazione amorosa. Nelle loro menti è chiara la distinzione tra il vivere la sessualità nell’ambito di una storia seria od occasionale. Secondo una ricerca quanti-qualitativa condotta dall’Università Cattolica di Milano sul tema «adolescenti, relazioni sentimentali e sessualità» (Confalonieri e Olivari, 2017), il 39% del campione, con un’età media di 17 anni, ha avuto rapporti sessuali, di cui il primo intorno ai 15 anni. Ben l’80% degli adolescenti sessualmente attivi ha affermato di utilizzare metodi contraccettivi, dimostrando una certa consapevolezza dei potenziali rischi. La sperimentazione sessuale è diffusa e accettata, mentre la sua assenza viene interpretata come segnale negativo di immaturità sessuale e affettiva.

La prima volta sembra finalizzata al superamento delle preoccupazioni sulla funzionalità del proprio corpo e sulle proprie capacità di accendere il desiderio nell’altro. Il debutto sessuale diventa un terreno su cui sperimentare e collaudare la propria identità di genere. Nonostante paia che l’età di esordio si sia abbassata, non è detto che un adolescente che ha debuttato precocemente sia poi attivo negli anni successivi. A decretare il momento giusto non è l’età anagrafica, ma una consapevolezza più complessa che deve accompagnare la maturazione fisica, di solito sempre più precoce. Secondo i ragazzi e le ragazze di oggi, la persona giusta è quella con la quale non si provano vergogna né imbarazzo. Le caratteristiche richieste non sono doti eccezionali, bensì la possibilità di essere rassicurati rispetto al bisogno di valorizzazione e riconoscimento. Si concede una parte assai intima di sé a chi sarà auspicabilmente in grado di tutelare dalla mortificazione e dalla vergogna.

Il confronto con il gruppo dei coetanei resta comunque centrale nella decisione di avere il primo rapporto. Talvolta l’impossibilità di rimandare risponde all’esigenza di non sentirsi indietro rispetto al percorso di sviluppo dei coetanei. Se gli amici vengono ricercati per confrontarsi in materia di corpo, relazioni amorose e sessuali, parlarne con i genitori desta ancora una certa quota di sano e fisiologico imbarazzo. Va però detto che il modo in cui gli adulti odierni si approcciano alla sessualità dei figli è notevolmente cambiato. Spesso sono proprio gli adulti a richiedere sostegno ad altre istituzioni educative – la scuola, per esempio – per affrontare tale tematica. Diversamente da un tempo, i genitori della famiglia odierna si augurano che i propri ragazzi siano preparati in materia e che arrivino pronti al debutto, consapevoli di tutte le precauzioni necessarie per vivere una sessualità che sia soddisfacente, affettivamente pregna, ma anche sicura. Una volta, ogni tipo di tenerezza era considerata off-limits rispetto al perimetro dell’ambiente domestico. Oggi la casa è aperta non solo agli amici del figlio/a, ma anche all’amato/a, che non di rado si ferma a dormire in cameretta a pochi metri dai genitori, i quali acconsentono in nome della tranquillità data dal poter garantire alla nascente coppia un ambiente confortevole, igienicamente sano e al riparo dai pericoli del mondo esterno.

Al contrario di quanto avveniva in passato, l’esordio sessuale, purché sicuro e contestualizzato in una relazione affettiva, è festeggiato anche dai genitori, che iniziano a preoccuparsi e a ipotizzare svariate problematiche e impedimenti se, oltre la maggiore età, i propri figli non hanno ancora avuto il primo rapporto. Malgrado il desiderio di avere dei figli informati sulla sessualità, le occasioni di scambio e di confronto con il mondo adulto sono poche e spesso sono affidate a scuole illuminate che prevedono, nel Piano Triennale di Offerta Formativa (PTOF), progetti gestiti da esperti.

La principale fonte di informazione per le nuove generazioni è quindi Internet, che permette di accedere a qualsiasi contenuto con facilità e immediatezza mantenendo l’anonimato. La curiosità, ma anche la ricerca di indicazioni e confronto, spinge a ricercare in Rete rassicurazioni riguardo alle prime esperienze, al funzionamento del corpo, alla normalità dei propri pensieri e alle proprie difficoltà. Il web diventa il luogo in cui transita parte dell’educazione sessuale; ciò nonostante, i giovani sono abbastanza consapevoli dei limiti legati all’attendibilità delle fonti.

Il desiderio di conoscere e l’inesperienza, congiuntamente al bisogno di anonimato e privacy, diventano alcuni dei motivi per i quali si consulta materiale pornografico online. Soprattutto in vista della prima esperienza sessuale, si iniziano a testare le reazioni del proprio corpo. Questo testimonia non solo della necessità di non arrivare impreparati all’incontro reale, ma anche del bisogno di gestire la propria fragilità e di ricercare modelli con cui identificarsi. Il rischio di una conoscenza che passa prevalentemente dalla pornografia è quello di trasmettere una rappresentazione parziale della sessualità, molto legata alla prestazione e scissa dalla componente emotivo-relazionale. I modelli del maschile e del femminile che vengono veicolati sono stereotipati e relegano ancora il maschio in una posizione di conquistatore performante e la donna in un ruolo di passivo oggetto del desiderio.

 IL SEXTING 

Un altro luogo di esplorazione in Rete comprende i blog e le chat in cui è possibile confrontarsi, rielaborare, esplorare, sperimentare ed esprimere parti di sé che talora hanno poco spazio per essere esternate. I social network, così come un tempo è stato per gli SMS, diventano strumenti preziosi per i giovani innamorati, perché consentono di conoscere l’altro senza esporsi troppo, proteggendosi da eventuali rifiuti o situazioni imbarazzanti. Una delle pratiche oggi molto diffuse tra gli adolescenti è il sexting, ovvero lo scambio di messaggi ma anche video e foto, dal contenuto erotico. Quando questo avviene all’interno del gruppo monosessuale, la necessità sottostante è tendenzialmente quella di dare senso e significato ai bisogni del nuovo corpo e di testarne il funzionamento a partire dal confronto, sempre esistito, con la cerchia dei pari.

L’utilizzo che ne viene fatto all’interno della coppia, invece, è volto a collaudare le nuove capacità relazionali e sessuali. Il sexting sembra proteggere i più fragili dalle complicanze possibili di un incontro reale, e comunque vi sono rischi connessi alla possibilità che il materiale inviato venga divulgato e cioè incida pur sempre nel mondo reale. In alcuni casi, tale pratica avviene anche all’esterno della coppia, con invii a persone poco o per nulla conosciute. Comportamenti a rischio di questo tipo rappresentano, in modo estremo, il bisogno di ricevere sguardi valorizzanti e di ottenere il meritato riscatto rispetto alle delusioni e mortificazioni subite in altri ambiti della crescita.

Malgrado l’eccesso di codice sessuale e la diffusa precocizzazione dei comportamenti sessualizzati tra le nuove generazioni, la pratica sessuale è in forte diminuzione tra i più giovani, nonostante si sia abbassata l’età di esordio. Il motivo di tale recessione sembra rintracciabile nella difficoltà di gestione della relazione e del legame. Le rappresentazioni idealizzate di sé, dell’altro e dell’incontro relazionale e sessuale contribuiscono a determinare meno accoppiamenti, meno sesso, ma una maggiore virtualizzazione della sessualità (Cirillo e Scodeggio, 2019).

Carmen Giorgio è psicologa e psicoterapeuta, socia dell’Istituto Minotauro di Milano. Svolge attività di ricerca, prevenzione e consultazione, dedicando particolare attenzione all’età evolutiva e al tema della relazione tra adozione e Internet.


Riferimenti bibliografici

Baroni S., De Monte G., Gastaldi S., Riva E., Turuani L.,
Zanella T. (2018), «Crescere nella coppia. Nuovi equilibri fra investimenti narcisistici e oggettuali», in www.minotauro.it

Cirillo L., Scodeggio T. (2019), «Sessualità. Più sexting meno sesso». In M. Lancini (a cura di), Il ritiro sociale degli adolescenti. La solitudine di una generazione iperconnessa, Raffaello Cortina Editore, Milano.

Confalonieri E., Olivari M. G. (2017), Questioni di cuore. Le relazioni sentimentali in adolescenza: traiettorie tipiche e atipiche, Unicopli, Milano.

Pietropolli Charmet G., Parracchini E., Spiniello R., Rossetti A. (2019), Le ragazze sono cambiate. Le nuove adolescenti nel mondo reale e virtuale, Franco Angeli, Milano.

 

Questo articolo è di ed è presente nel numero 279 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui