Un'insidia per la diversità nei luoghi di lavoro

Nel lavoro come nella vita, il “pregiudizio implicito” inficia il valore positivo delle differenze.

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L'anno scorso fece molto scalpore la decisione della nota multinazionale del caffè Starbucks di sottoporre obbligatoriamente 175 000 dipendenti a un addestramento intensivo sulla diversità nei luoghi di lavoro (diversity management). Era solo un esempio del persistente interesse delle organizzazioni su questo tema, che non è isolato, se è vero che la maggior parte delle grandi imprese di successo analizzate annualmente dalla rivista Fortune attua interventi analoghi di sensibilizzazione, formazione e riorganizzazione focalizzati sul diversity management.

Non è ben chiaro se tali iniziative producano risultati duraturi che aiutino a diffondere politiche sensate per governare la crescente eterogeneità della forza lavoro, ormai estremamente differenziata dal punto di vista demografico, linguistico, etnico, religioso, culturale, valoriale, di orientamento sessuale ecc. Del resto, se da un lato si sostiene che la presenza delle diversità rappresenta un fattore positivo per l’organizzazione (più varietà di risorse e competenze, più spinte innovative e creatività, prestazioni migliori), dall’altro molti segnalano l’altra faccia della medaglia: aumento dei costi di coordinamento, crescita tra i lavoratori del sospetto di non essere trattati con giustizia ed equità, aumento dei microconflitti interpersonali, della diffidenza e di contrasti tra gruppi per conseguire o mantenere privilegi, dell’insoddisfazione e del disimpegno.

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Un'insidia per la diversità nei luoghi di lavoro - Sarchielli

Questo articolo è di Guido Sarchielli ed è presente nel numero 278 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui per leggerlo tutto