Una pausa nel lavoro

Le pause che vorremmo concederci in tutti gli ambiti sono quelle scelte in nome di un nostro desiderio e non quelle obbligate dal contesto: ecco il lato peggiore delle quarantene.

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Per diversi mesi abbiamo vissuto, e per certi versi stiamo tuttora vivendo, in un tempo sospeso. Il lockdown prima, ma anche la fase di progressiva e cauta ripartenza da maggio, con il suo “release” oscillante tra un “liberi-tutti” e un “tra poco si richiude”, hanno modificato profondamente il nostro rapporto con il tempo. È un po’ come se da qualche tempo si fosse tutto congelato. Nei primi mesi, giornate tutte uguali tra equilibrismi di gestione famigliare, desideri di socializzazione che si mischiavano a paure di un contatto infetto, un susseguirsi di call lavorative e non. In quella fase, le percezioni sono state diverse: talvolta le giornate sembravano infinite, altre volte ci si sorprendeva a scoprire quanto poco di quel che ci eravamo prefissi eravamo riusciti a combinare, e in entrambi i casi non sapevamo spiegarcene il perché.

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Questo articolo è di Stefano Gheno ed è presente nel numero 280 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui per leggerlo tutto