Stile di vita e declino cognitivo

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Migliorare lo stile di vita può ridurre il declino cognitivo? In base alla letteratura scientifica sull’argomento, sappiamo che seguire un’alimentazione variegata, fare attività sportiva e mantenere allenato il nostro cervello con letture, film, parole crociate e puzzle può ridurre il rischio di sviluppare una demenza in età senile. Ma questo è possibile anche nelle persone che soffrono di Alzheimer e hanno già iniziato a sviluppare i sintomi e a manifestare i primi segnali di declino cognitivo?

Per rispondere a questa domanda l’équipe coordinata da Mitchell McMaster, del Center for Research on Aging, Health and Wellbeing presso l’Australian National University, ha selezionato 119 soggetti residenti a Canberra in Australia, tutti con oltre 65 anni di età e un iniziale declino cognitivo causato dal morbo di Alzheimer. I soggetti sono stati poi assegnati casualmente a 2 gruppi: 57 hanno partecipato al trial, mentre gli altri hanno costituito il gruppo di controllo. Tutti gli anziani hanno seguito dei “moduli educativi” per 8 settimane, cioè delle lezioni online che fornivano informazioni relative alla demenza e ai fattori di rischio legati allo stile di vita, alla dieta mediterranea, all’attività fisica e all’impegno cognitivo. Poi al gruppo di controllo è stato chiesto di mettere in atto i suggerimenti migliorando il loro stile di vita, mentre gli altri sono stati guidati in modo concreto e attivo nel comprendere e inserire tali informazioni nelle loro abitudini quotidiane, facendo degli incontri con un dietologo, una sessione con un fisiologo che ha insegnato loro gli esercizi adatti da svolgere, e attività di allenamento cerebrale online. Per verificare come la modificazione dello stile di vita influenzasse il declino cognitivo, gli anziani hanno compilato 2 volte, a inizio della ricerca e poi a 6 mesi di distanza, l’Australian National University-Alzheimer’s Disease Risk Index, per rilevare l’incidenza dei fattori di rischio per la demenza legati allo stile di vita, e una serie di test e di questionari per misurare il livello cognitivo, tra cui l’Alzheimer’s Disease Assessment Scale-Cognitive subscale, il Pfeffer Functional Activities Questionnaire e il Trail Making Test-B.

Dalle analisi dei dati è emerso che, dopo i 6 mesi, i partecipanti al gruppo con l’intervento attivo erano stati in grado di migliorare il loro stile di vita e avevano ottenuto punteggi cognitivi significativamente più elevati rispetto a quelli rilevati nel gruppo di controllo.

Per gli autori i risultati suggeriscono che i cambiamenti basati sullo stile di vita possono modificare il decorso del declino cognitivo, ma non solo: quello che questo studio aggiunge alla letteratura sull’argomento è che ciò è possibile anche in soggetti in cui questo è già iniziato. Con il giusto intervento, le persone che ne soffrono possono mantenere una neuroplasticità sufficiente a consentire al loro cervello di tenere a bada, e in parte quindi contrastare, il declino cognitivo. Questi risultati, seppur da confermare con altre ricerche con campioni più ampi e da verificare anche sul periodo medio-lungo, possono darci un motivo in più per cercare di migliorare i nostri stili di vita. 

di Paola A. Sacchetti


RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI

McMaster M., Kim S., Clare L., Torres S. J., Cherbuin N., D’Este C., Anstey K. J. (2020), «Lifestyle risk factors and cognitive outcomes from the multidomain dementia risk reduction randomized controlled trial, Body Brain Life for Cognitive Decline (BBL-CD)», Journal of the American Geriatrics Society, DOI: 10.1111/jgs.16762

Questo articolo è di Paola A. Sacchetti ed è presente nel numero 284 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui per leggerlo tutto