Virtù civica, impegno morale, eroismo quotidiano

Dopo che sono state mostrate, con esperimenti noti in tutto il mondo, le condizioni che favoriscono la crudeltà nelle persone, oggi è tempo di capire quali contesti possono promuovere in tutti noi sentimenti e gesti di bontà.

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Nella società contemporanea, siamo tutti chiamati ad affrontare enormi sfide se vogliamo promuovere in noi la virtù civica ed evitare di abbandonarci ad azioni distruttive. In molti Paesi le forme di governo si stanno trasformando da democratiche in autocratiche, col potere concentrato nelle mani di pochi despoti. Ciò che mi aspetto a questo riguardo è che negli Stati Uniti del presidente Trump si assisterà agli stessi cambiamenti che hanno avuto luogo nelle nazioni europee guidate dalla destra.

In uno scenario in cui un’élite di governo esercita il predominio sulle fasce più deboli, c’è più che mai bisogno di nuove figure eroiche, ossia di persone comuni disposte a prendere posizione e ad agire contro le varie forme di ingiustizia o contro la semplice inazione della maggioranza. In questo articolo mi propongo di fornire alcuni spunti di riflessione su quanto potrebbe essere fatto a livello individuale, situazionale e sistemico per contrastare ciò che può indurre le persone ad agire in maniera malevola nei confronti degli altri e a violare i principi morali fondamentali. La mia sarà un’analisi di matrice socio-psicologica con richiami alla psicologia positiva.

A livello individuale, proviamo intanto a immaginare il noto esperimento di Milgram al contrario: l’obiettivo, in tal caso, è creare una situazione in cui la gente finisca con l’assecondare le crescenti richieste di compiere buone azioni – anziché quelle di infliggere forti scosse elettriche a vittime innocenti. In questa nuova versione incoraggeremo persone comuni ad agire poco per volta in maniera più altruistica, a dire progressivamente di sì al compimento di azioni positive, pro-sociali: una lenta ascesa verso la bontà. (CONTINUA SULLA RIVISTA...)

Questo testo è tratto dall'articolo di Philip Zimbardo
presente nel numero 262 della rivista.
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