Un'adolescente in carriera

Le adolescenti di oggi appaiono forti, determinate, sicure di sé, organizzate, senza complessi di inferiorità rispetto ai maschi, anzi. L’unico rischio è che nel loro efficientismo sacrifichino il desiderio al successo sociale.

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Valentina e Francesca sono due tredicenni come tante: educate con cura dalle loro famiglie, brave a scuola, appassionate di nuoto e amanti della lettura, tanto che, considerando insufficienti i libri regalati dai familiari, sono assidue frequentatrici della biblioteca di quartiere. Cresciute alla scuola di Harry Potter, adorano le storie di magia e le saghe di incantesimi, come la trilogia L’accademia del bene e del male di Soman Chainani.

Immerse sin dall’infanzia nell’incantesimo delle storie fantasy, dove tutto è possibile, vivono con impegno la realtà quotidiana, ma in modo molto diverso dalla generazione precedente. Mentre le loro mamme, nate negli anni Ottanta, si comportavano come bambine obbedienti e studiose per far contenti i genitori, le nuove teenager sono motivate a competere, nello studio e nello sport, per se stesse, per realizzarsi e per emergere dalla massa dei coetanei, in vista del futuro selettivo che le attende. Sanno che non basta ottenere buone prestazioni scolastiche per essere all’altezza delle sfide che dovranno affrontare. Per iscriversi ai licei più apprezzati, vincere borse di studio, partecipare a concorsi di eccellenza, essere ammessi nelle facoltà universitarie a numero chiuso, ottenere stage e lavori all’estero, occorre infatti essere super-preparati.

Solo perfezionando le competenze di base, culturali, informatiche e linguistiche, potranno ottenere quel “qualcosa in più” che consente di superare una corsa a ostacoli. Questi convincimenti stanno plasmando il carattere delle ragazzine in senso nuovo rispetto alla tradizione, dove le virtù femminili erano costituite dall’obbedienza e dalla capacità di essere diligenti esecutrici. Ora invece appaiono sicure di sé, decise a dimostrare il proprio valore senza alcuna soggezione rispetto all’altro sesso. Anzi, per tutta la scuola media inferiore si sentono superiori ai maschi, con i quali intrattengono rapporti di amicizia e collaborazione. Sono spesso le femmine a proporre iniziative come andare insieme al cinema o in pizzeria. Se osservate le foto di classe, vedrete che le alunne sono fisicamente più alte e più mature dei loro coetanei. Durante la pubertà, i maschi crescono in modo diseguale, per cui, accanto al giovanotto, troviamo il bamboccio che sembra un alunno delle elementari.

Loro, invece, le compagne, appaiono uniformate da un aspetto fisico comune – alte, slanciate, capelli lunghi e lisci – e da un look omologato – jeans, magliette e scarpe da ginnastica. Benché trascorrano molte ore accanto ai coetanei, condividendo le stesse esperienze, le dinamiche di socializzazione si svolgono soprattutto tra femmine. L’amica del cuore non è più l’unica figura di riferimento, l’esclusivo alter ego, e i rapporti si formano e si disfano in base alle opportunità e agli interessi condivisi. Nella “società liquida” di oggi, l’abbandono, il tradimento, l’esclusione e l’inclusione non costituiscono più motivi di isolamento e disperazione perché tutto, in fondo, è considerato provvisorio e, come nei cartoni animati, reversibile.

Dalle trasformazioni avvenute nel giro di pochi decenni, emerge una generazione femminile inedita, irriconoscibile secondo i parametri della tradizione. Sono ragazzine forti, consapevoli, determinate, libere dai sensi d’inferiorità e inadeguatezza che spesso affliggono i loro coetanei. Contraddistinte da una mente obiettiva e razionale, mantengono la vita reale separata da quella immaginaria. Non sognano più di sposare il principe azzurro, basta sapere che l’impossibile è a portata di mano nei libri, nei fumetti, nei video, nei film e nella musica.

La separazione tra realtà e fantasia rende i loro comportamenti pratici, funzionali ed efficienti, ma io temo che qualcosa vada perduto. La sfera degli affetti, dei sentimenti, il sogno d’amore, l’attesa della maternità restano depotenziati da una scissione della personalità che ostacola la fusione tra razionalità e sentimenti, tra intenzioni ed emozioni. Viene meno quel vagheggiare il futuro, che ha sempre caratterizzato l’atteggiamento delle fanciulle. I sociologi hanno definito le donne «competenti in sentimenti», ma questa caratteristica sembra sfumare nell'indistinto della omologazione tra i sessi. 

Difficile prevedere lo svolgimento di esistenze che stanno seguendo valori e stili di comportamento sostanzialmente inediti. Mentre fino alla metà del secolo scorso il percorso di vita era scandito da norme sociali che prevedevano tappe quali il fidanzamento, il matrimonio, i figli e, per le più emancipate, attività professionali a tempo determinato, quali l’insegnamento o un impegno pubblico, ora tutto è affidato alla gestione individuale. Con il risultato che le esigenze di lavoro tendono a prevalere sulla vita privata. Una vita che, mancando di previsioni fantastiche, di testimonianze, di investimenti affettivi, persino di parole per dirsi, non riesce più a far valere le proprie esigenze.

Spesso le giovani donne finiscono per rinviare a “data da destinarsi” le tappe più importanti della vita, come mettersi in coppia e avere un figlio, incapaci come sono di riconoscere desideri a lungo sacrificati sull’altare del successo professionale. Questo, sì, valorizzato sin dalla più tenera età dai genitori, dalla scuola e dalla società. Se questa analisi ha colto una situazione reale, occorre che l’educazione familiare riequilibri le aspettative e gli incentivi rivolti alle bambine, contemplando anche la sfera degli affetti. Appare quanto mai opportuno riaprire il dialogo tra madri e figlie, che ha trasmesso per secoli il senso e il valore dell’esser donne.

Per quanto riguarda la scuola, abbiamo a disposizione un patrimonio culturale capace di far circolare nelle vene dei ragazzi i desideri, i sogni e le passioni che umanizzano le competenze tecnico-scientifiche. A patto però che, sottratto a una gestione scolastica incentrata sulla prescrizione e la valutazione, divenga un potente incentivo alla formazione di un pensiero creativo e di una personalità armoniosa.

Questo testo è tratto dall'articolo di Silvia Vegetti Finzi
presente nel numero 262 della rivista.
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