Una vita più semplice

Di cosa abbiamo davvero bisogno?

La domanda se una riduzione dei consumi e del possesso dei beni possa aumentare il benessere personale e dare più senso alla vita comincia a interessare terapeuti, ricercatori e psicologi del lavoro.

Una vita più semplice

Il gioco ideato dal blogger americano Dave Bruno, The 100 thing challenge, consiste nel ridurre a un totale di 100 oggetti l’insieme dei propri averi. Per Bruno, fra le cose irrinunciabili restano la chitarra e la tavola da surf. Questa forma di ascesi volontaria trova molti seguaci, che nei loro blog propongono ognuno la propria lista ridotta all’osso. Il minimalismo è un culto e i suoi seguaci l’hanno battezzato LOVOS: Lifestyle Of Voluntary Simplicity. Quale che sia l’etichetta – minimalisti, downsizer, semplificatori, lifehacker, organizzatori – l’idea è sempre quella di limitarsi volontariamente, in mezzo a una sovrabbondanza crescente, allo strettamente necessario, per praticare uno stile di vita più semplice.

Un maestro riconosciuto di questa disciplina, molto prima che inventassero i blog, è stato il Mahatma Gandhi, che oltre alla veste possedeva solo cinque cose: gli occhiali, un orologio da tasca, i sandali, una ciotola e un piatto. Né accettare né possedere ciò che non serve davvero per vivere, era il suo motto.

Ma quante sono esattamente queste cose, cento, cinquanta, o ne bastano cinque? E se uno si sente bene in mezzo a una sontuosa raccolta di migliaia di oggetti, e solo il pensiero di rinunciarvi lo mette in crisi? E soprattutto, come si capisce quando basta e quando invece gli oggetti, i desideri, gli status symbol diventano troppi?

E come fare, in questa situazione, non solo a frenare, ma a inserire la retromarcia e ridurre la sovrabbondanza? Per il benessere mentale il tentativo è vantaggioso. Alcune ricerche dimostrano infatti che per la nostra psiche il crescente benessere materiale e la scelta sempre più ampia di prodotti di consumo sono controproducenti: anziché arricchirla rischiano di sovraccaricarla. (continua...)

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Questo articolo è di Eva Tenzer ed è presente nel numero 251 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui per leggerlo tutto