Un manipolatore in famiglia

Ci sono individui dal doppio volto, affabili all'esterno e persecutori tra le mura di casa, che possono distruggere un ambiente familiare. Dalla loro, una frequente abilità ad accreditarsi essi stessi come vittime. 

un manipolatore in famiglia.jpg

«Quando l’ho conosciuto era gentile, premuroso, soddisfatto di sé e del suo lavoro. Era protettivo e diceva di amarmi. Mi trovava attraente e io trovavo lui affascinante. Era geloso, ma la sua gelosia invece di infastidirmi mi lusingava. Fu lui a proporre di sposarci per formare una famiglia. Mi sentivo fortunata per avere incontrato un principe azzurro che le mie amiche mi invidiavano.

Le cose cambiarono nel giro di un anno, dopo la nascita di nostro figlio. Poco per volta, si trasformò. Divenne sempre più sgradevole. È riuscito a farmi il vuoto intorno. Insulta la mia famiglia, è antipatico con i miei amici, che giudica non alla sua altezza, e per quanto riguarda nostro figlio a un certo punto ha addirittura proposto di affidarlo ai suoi genitori. È come se il passaggio dalla vita di coppia alla vita di famiglia l’avesse spiazzato e lui non fosse in grado di fronteggiare questo cambiamento.

Lamenta di sentire un vuoto dentro di sé e attribuisce a me l’origine delle sue insoddisfazioni. Non tollera di essere contraddetto. Pur essendo più che benestante e pur avendo anch’io un lavoro e uno stipendio, è emerso un lato gretto della sua personalità a cui in passato non avevo prestato attenzione: la sera pretende di controllare nei minimi dettagli le normali spese che faccio durante la giornata, anche se io vorrei soltanto rilassarmi.

Non lo riconosco più. Critica ogni mia iniziativa, mi insulta e mi sminuisce di fronte ai suoi colleghi. Secondo lui sbaglio tutto, sia ciò che dico sia ciò che faccio. Ha preso l’abitudine anche di urlare, il che mi rende particolarmente nervosa.

Quando minaccio di lasciarlo, lui protesta, piange, promette di essere “più paziente”. Ripete che senza il mio amore morirebbe. Che dobbiamo pensare al futuro di nostro figlio. Ogni volta le stessa scena. Finora io ho sempre ceduto, pensando a nostro figlio.

Quando ho cercato conforto nei suoi genitori, loro hanno riconosciuto che era irascibile anche prima di sposarmi, però pensano che il matrimonio gli abbia fatto bene, che gli abbia dato un inquadramento. Dicono che devo avere pazienza per le crisi “passeggere” che ha di quando in quando, che è una brava persona, che col tempo i nostri rapporti miglioreranno.

E invece peggiorano di giorno in giorno. Le crisi sono sempre più frequenti. Ha angosce improvvise che lo portano a svegliarmi di notte perché lo rassicuri. È arrivato persino a strattonarmi, a darmi dei pugni sulla schiena e a minacciarmi di morte. Mi sento in trappola.

Che fare? Secondo una psicologa della USL a cui ho raccontato la mia vicenda coniugale, dovrei iniziare al più presto le pratiche per la separazione. Ha definito
mio marito un “manipolatore narcisista” che si sente al di sopra di tutto e di tutti. Difficilmente cambierà – mi ha detto –, meglio prendere le distanze subito, che logorarsi in un rapporto distruttivo. 

Io, però, non so che cosa sia meglio. Da un lato, continuando a stare con lui, vivo nella paura per l’incolumità mia e di mio figlio. E anche per la sua d’incolumità, dato che ogni tanto accenna al suicidio. Dall’altro lato, dovrei iniziare una lunga e logorante trafila con avvocati, giudici, psicologi, senza la certezza di riuscire ad ottenere l’affido del bambino.

Mio marito, che all’esterno mostra un volto diverso da quello che ha tra le mura domestiche, è molto apprezzato nel suo ambiente di lavoro per la grinta e il modo di imporsi. Avvocato lui stesso, avrebbe l’appoggio di colleghi che lo sosterrebbero nella richiesta dell’affido esclusivo del bambino. Io, invece, ho paura di perdere mio figlio. Mi sento terribilmente sola».

Premium

Vuoi leggere la versione completa dell’articolo?

Accedi al sito se hai già un abbonamento alla rivista oppure personalizza il tuo piano e abbonati subito.

Accedi

Questo articolo è di Anna Oliverio Ferraris ed è presente nel numero 266 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui per leggerlo tutto