Un figlio per l'uomo che deve chiedere ancora

Nella famiglia affettiva di oggi, che ha soppiantato l’antica famiglia patriarcale, in genere è la donna a esprimere con il coniuge il desiderio di un figlio. Negli ultimi tempi, però, l’orientamento si sta invertendo.

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Qualche mese fa, al termine della presentazione a Palazzo Ducale di Genova del mio ultimo libro, L'ospite più atteso, sulle emozioni della maternità, mi ha avvicinato con fare circospetto un giovane uomo presentatosi come Oscar per chiedermi se i padri possano sentire il desiderio di un figlio prima della loro compagna. Benché la domanda fosse formulata in modo generico e impersonale, era evidente che stava parlando di sé e della moglie Stefania, rimasta prudentemente in sala. Il coinvolgimento personale era così urgente che, appena colta la mia disponibilità all’ascolto, iniziava il racconto.

«Abbiamo entrambi poco più di 30 anni e, quando ci siamo sposati, davamo per scontato che avremmo subito avuto un bambino. Non abbiamo problemi economici, l’appartamento è ampio e confortevole e i nostri genitori, desiderosi quanto me di ampliare la famiglia, abitano vicino. L’ostacolo, che spero momentaneo, è costituito proprio da mia moglie. Laureata in Lingue straniere, lavora come segretaria
di direzione con ottime prospettive di carriera. Il suo futuro, completamente occupato da questa evenienza, non prevede, a breve termine, di diventare mamma. Anch’io sto facendo una discreta carriera, ma la mia priorità è un’altra. Per me la famiglia viene prima del lavoro. L’ho pregata di comprendere il mio punto di vista, di venirmi incontro, ma è rimasta irremovibile. Ora mi sento deluso e umiliato di dover chiedere quello che dovrebbe essere chiesto a me: un figlio». (...)

Questo testo è tratto dall'articolo di Silvia Vegetti Finzi
presente nel numero 263 della rivista.
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