Traumi nell'ombra

Nel volume Il dramma del bambino dotato la psicoanalista Alice Miller riporta il caso di un paziente affetto da comportamenti ossessivi che fino al momento dell’analisi gli erano parsi strani, incomprensibili e vergognosi

Fu solo con l’aiuto della terapeuta che egli poté collegare questi suoi comportamenti ripetitivi e coatti al fatto che nell’infanzia aveva sempre dovuto mostrarsi allegro e mai cedere al pianto e alla tristezza.

Traumi nell'ombra

Fin da molto piccolo aveva percepito che la sua tristezza avrebbe gravemente minacciato l’equilibrio psichico della sua amata mamma, la quale, a suo tempo, quando era bambina, si era salvata proprio grazie alla “gaiezza”. Era stata, infatti, una degli ottanta bambini che erano stati costretti a vedere i propri genitori che venivano prelevati per essere condotti nelle camere a gas durante il secondo conflitto mondiale. Nessuno di quei bambini aveva pianto! Durante tutta l’infanzia il figlio aveva dunque cercato di essere un bambino allegro come desiderava la mamma; non potendo però esprimere i suoi altri veri sentimenti (tristezza, rabbia, stizza, delusione...) in modo naturale e spontaneo, aveva imparato a comprimerli in movimenti e azioni ripetitive, stereotipate e coatte. Analogamente (...).

Questi due casi mostrano come un trauma irrisolto possa generare nella persona che lo ha subito uno stato di inquietudine e di ansia che si trasmette al figlio, il quale assorbe le tensioni emotive sottese senza essere consapevole della causa che le ha generate. Mostrano anche che un disagio o una sofferenza che perdura nel tempo può trasmettersi da una generazione all’altra (...). Ci possono dunque essere delle vittime collaterali di traumi male elaborati che finiscono per riguardare più generazioni, che è poi quello che su vasta scala producono le guerre.

LA TRASMISSIONE DEL TRAUMA

Negli anni Sessanta del Novecento due medici americani (Bergmann e Jucouy, 1982) furono colpiti dal fatto che alcuni bambini figli di deportati presentavano dei sintomi simili a quelli che i loro genitori avevano manifestato nei campi in cui erano stati internati: anoressia, incubi, stati di terrore, insicurezze. Apparentemente i genitori si erano ripresi, avevano una famiglia, un lavoro, una vita sociale, ma era come se il loro trauma si fosse trasmesso ai figli. Una spiegazione avanzata dagli psicoanalisti che vennero a conoscenza di quei risultati fu che dei contenuti psichici inconsci fossero passati da una generazione all’altra.

La prova della trasmissione generazionale delle emozioni e degli stati psichici la fornirono i figli stessi una volta cresciuti: essi spiegarono come i loro genitori deportati, che apparivano bene adattati nella vita sociale, fossero in realtà molto diversi in famiglia, dove, a seguito di ciò che avevano subito durante la guerra, manifestavano spesso reazioni e comportamenti che sfociavano nella follia. (...) Accade così che un evento apparentemente insignificante risvegli una vecchia ferita e generi reazioni enigmatiche o inspiegabili (...).

Questo articolo è di Anna Oliverio Ferraris ed è presente nel numero 256 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui per leggerlo tutto