Trasformare i limiti in risorse: il coaching strategico

I limiti di una presentazione sportiva o di certe attività artistiche, come il balletto, fondate sull'eccellenza fisica, sono legati al corpo, ma anche al training tecnico e mentale dell'atleta/artista. Sugli ultimi due aspetti interviene con successo il coaching strategico.

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La parola “coaching” è apparsa per la prima volta sul finire del Novecento per indicare quell’attività che vede un allenatore (coach) impegnato a guidare e motivare una squadra o un singolo atleta per migliorarne le prestazioni. Da circa una ventina d’anni questo termine si è esteso e generalizzato al di fuori dell’ambito sportivo, soprattutto in ambito manageriale e organizzativo, venendo a significare un intervento indirizzato ad aiutare l’individuo in generale a migliorare le proprie prestazioni in vista di specifici obiettivi da raggiungere.

Il coaching si differenzia quindi da altri interventi di “aiuto”, come la psicoterapia e la consulenza psicologica, poiché non è orientato alla cura di disturbi psicologici o alla risoluzione di specifici problemi, bensì al miglioramento della performance – che può consistere in una competenza da sviluppare o in una prestazione da migliorare – e, in definitiva, al superamento di quei limiti che impediscono il pieno sviluppo dei talenti personali. (...)

Questo testo è tratto dall'articolo di Giorgio Nardone, Paolo Mordazzi, Roberta Milanese
presente nel numero 263 della rivista.
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