Transfert e controtransfert

Nel drammatico confronto tra amore e odio

L’amore e l’odio si possono considerare due diverse attitudini verso l’altro e il mondo. In quanto tali, presiedono ad ogni relazione umana, come mostrato dal ruolo che essi giocano nel transfert e controtransfert delle psicoterapie del profondo.

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«Odi et amo/ Quare id faciam, fortasse requiris/ Nescio, sed fieri sentio et excrucior». Molti ricorderanno i due fulminanti versi di Catullo, su cui ci siamo attardati tra i banchi del liceo. La traduzione ha sfidato il meglio dei traduttori e poeti di tutte le lingue. È infatti difficile rendere la densità di senso di queste apparentemente semplici e lapidarie affermazioni. A cominciare dalla constatazione icastica («Odi et amo», “odio e amo”) di poter amare e odiare in contemporanea: apparentemente un assurdo, perché i due sentimenti si elidono – o si dovrebbero elidere – a vicenda. Poi la domanda: «Tu mi domandi perché mai lo faccia», anch’essa statuaria. E la risposta disperata: «Non lo so, ma sento che succede e me ne cruccio». Disperata e rassegnata: veicola l’idea di una forza superiore che ti costringe in una direzione. Una forza a cui non è possibile resistere e che, con rammarico, si è destinati a subire. Ma «excrucior» rimanda a qualcosa di più di un semplice “rammarico”; letteralmente significa “ex cruce”, “dalla croce”. Dunque, veicola l’idea di un dolore lancinante, di un martirio che ti entra nella carne.

Odio e amore rappresentano i due poli motivazionali estremi di ogni relazione umana. Più che come sentimenti, si possono definire come due attitudini verso l’altro e verso il mondo e, come tali, si dispongono sempre all’orizzonte di ogni relazione. Due spinte basilari “verso” ciò che è fuori da sé, le quali, nelle prime fasi dello sviluppo, dettano i modi in cui ci apriremo al mondo per tutta la vita a seguire, fino a sancire lo stile relazionale di ciascuno di noi. Premessa anche di drammatiche disfunzionalità e ricadute psicopatologiche.

Perché ciò avviene? Quale significato hanno questi due sentimenti così strutturanti il nostro esistere? Come influenzano la relazionalità umana? E, in particolare, che parte hanno nel determinare i movimenti transferali e controtransferali che muovono le psicoterapie del profondo?

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Questo articolo è di Primo Lorenzi ed è presente nel numero 272 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui per leggerlo tutto