Stress e vita quotidiana

Come diceva Hans Selye, pioniere degli studi sullo stress, quest’ultimo è «il sale della vita». Cioè qualcosa di indispensabile, che tuttavia assunto in dosi eccessive fa male.

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Sembra inesorabile che la parola “stress” evochi i peggiori guai e ci trasmetta un senso opprimente di ineluttabilità. Eppure il “padre” dello stress, Hans Selye, colui che per primo ne ha scoperto i meccanismi alla base, lo definì «il sale della vita»; e, come sappiamo, il sale ha due caratteristiche essenziali: è indispensabile e, in dosi eccessive, fa male.

Dopo alcuni decenni di studi sullo stress, possiamo dire che Selye aveva pienamente ragione. Lo stress è un insieme di processi che non è legato alla eccezionalità ma alla quotidianità, perché accompagna tutte le nostre attività.

Tipicamente, il cortisolo, l’ormone principale dello stress, è elevato al mattino, per renderci più attivi e reattivi, e va poi scemando, per ridursi al minimo durante il riposo. Dal punto di vista evolutivo, lo stress ha avuto una funzione salvavita, giacché i suoi circuiti si attivano in millisecondi e ci mettono in grado di affrontare prontamente la minaccia. 

Ma si tratta degli stessi processi che si attivano quando affrontiamo i “pericoli” o le sfide della quotidianità. Facciamo un esempio: se vado in auto, devo dare gas in relazione alla pendenza della strada o della velocità, posso andare da un massimo a un minimo in relazione alla strada e ai miei obiettivi. Ecco, lo stress funziona esattamente così: è l’energia che attiviamo per affrontare i nostri percorsi quotidiani. Cosa vuol dire? Che se la strada è impegnativa o voglio andare veloce, devo attivare di più i circuiti dello stress.

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Questo articolo è di David Lazzari ed è presente nel numero 269 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui per leggerlo tutto