Storia di un transfert

Il primo incontro è un momento cruciale per l’inizio di una psicoterapia: se si crea un transfert negativo, essa rischia di interrompersi prima di cominciare.

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Fin dalle prime battute, lo psicoterapeuta si rende conto che non sarà facile interagire con la coppia che ha di fronte. Pur non essendo un principiante, si domanda, preoccupato, se riuscirà a gestire il transfert.

Lei, esagitata nella voce, nei gesti e nella mimica del viso, accusa il marito di averta tradita con una «sgualdrina da quattro soldi». Lui, sforzandosi di tenere un tono di voce basso, ma muovendo una mano come se stesse allontanando una mosca fastidiosa dal viso, non fa che ripetere: «È stato un episodio senza importanza… acqua passata… finito, tutto finito».

Questo suo modo minimizzante di interloquire irrita la moglie che, rivolta al terapeuta, spiega che, sì, la cosa è finita, anche grazie a lei che, esasperata, ha affrontato quella donna un giorno al mercato sotto casa, ma che lei continua a immaginarsi i due a letto insieme: un’immagine da cui non riesce a liberarsi. Senza contare che, abitando nello stesso quartiere, le capita spesso di incrociarla per strada. Anche se continua ad amare suo marito, la donna non riesce a dimenticare e men che meno a perdonare.
«Se non me ne importasse più niente, mi separerei e basta» afferma mentre col dorso della mano si asciuga una lacrima. «Non capisco come sia potuto accadere. Tutto filava liscio, tra noi, anche a letto; ma lui si è messo con quella, che, tra l’altro, è pure brutta, oltre che antipatica. Mi spiace di non avere una foto di quella donna, così anche lei, dottore, si renderebbe conto con chi è andato a fornicare mio marito».

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Questo articolo è di Anna Oliverio Ferraris ed è presente nel numero 272 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui per leggerlo tutto