Sexting, il lato oscuro della Rete

Periodicamente, tristi fatti di cronaca confermano l'allarmante diffusione del sexting: condivisione di selfie e video, di se stessi o di altri, a contenuto erotico.

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Due recenti vicende di cronaca hanno messo in evidenza uno dei lati oscuri della Rete. Da una parte, il suicidio di Tiziana Cantone, trentunenne napoletana, per il forte disagio psicologico generato in lei dalle polemiche seguite alla condivisione online di alcuni video hard che la vedevano coinvolta. Dall’altra, la pubblicazione su WhatsApp da parte di un gruppo di ragazze diciassettenni del video di un’amica stuprata in discoteca.

A legare queste due notizie è il fenomeno del “sexting”: crasi dei termini inglesi “sex” (sesso) e “texting” (invio di messaggi), il termine indica la condivisione di selfie e video sessualmente provocanti o pornografici di se stessi o di persone conosciute personalmente.

Il fenomeno è molto frequente non solo tra gli adulti, ma spesso anche tra gli adolescenti. Una recente ricerca  su 7000 adolescenti di età compresa fra i 13 e i 18 anni, realizzata dall’Osservatorio sulle Tendenze e Comportamenti degli Adolescenti, sottolinea come almeno un adolescente su 10 abbia fatto e condiviso un’immagine o un video a contenuto sessuale. Inoltre il 20% degli adolescenti ha inviato o ricevuto almeno una volta immagini a sfondo sessuale proprie o di conoscenti.

Che cosa si nasconde dietro questo fenomeno? Come ho raccontato nel mio recente volume sui social network
(I social network, Il Mulino, 2016), dal punto di vista psicologico il sexting può essere considerato il segnale più evidente del cambiamento del ruolo giocato dal corpo all’interno dei processi di comunicazione. (Continua sul cartaceo...)

Questo testo è tratto dall'articolo di Giuseppe Riva
presente nel numero 259 della rivista.
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