Relazioni disumane: il sesso con i robot

Il diffondersi di bambole e robot con cui fare sesso rappresenta la deriva di un erotismo dove il "partner" è visto come oggetto di un soddisfacimento meccanico anziché come un universo autonomo con il quale interagire. 

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Sono molti i robot che si stanno affacciando sul mercato o la cui prossima venuta è annunciata con la promessa – secondo altri con la minaccia – di cambiare radicalmente il nostro modo di lavorare e di vivere. Nel trionfalismo autocelebrativo che caratterizza questo mercato e le sue aggressive strategie di vendita e di manipolazione del consenso non è sempre chiaro quanto tali prospettive siano davvero realistiche e a breve termine. Vi è, però, una tipologia di robot di cui non si parla molto, almeno nel nostro Paese, che sembra invece essere ormai prossima a invadere il mercato entro pochi anni. Sono i sex robot, simulacri virtuali con cui avere interazioni e rapporti sessuali.

Già oggi, nel mondo, alcune aziende li producono a costo elevato e per un mercato esclusivo, in alcuni casi di pedofili. Si tratta di bambole a grandezza naturale, in tutto simili a donne o bambine, dotate di caratteri sessuali primari e secondari, programmabili secondo i desideri del fruitore. È probabile che in futuro le loro capacità di interazione saranno migliorate e che il loro prezzo si ridurrà di molto. I produttori, così come alcuni ricercatori nel campo dell’intelligenza artificiale, ne auspicano la diffusione e l’accettazione su larga scala, argomentando che essi sarebbero un antidoto alla solitudine e ridurrebbero il ricorso allo stupro, alla violenza e alla prostituzione.

In realtà, tutte le conoscenze provenienti dalla psicologia e dalle neuroscienze portano a conclusioni opposte, per ragioni diverse che rimandano in sostanza a due aspetti (...)

Questo testo è tratto dall'articolo di Silvia Bonino
presente nel numero 265 della rivista.
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