Ragionare per similarità e prototipi:

veloce ma ingannevole

I bambini spesso ragionano secondo meccanismi illogici frutto della loro percettività. Il problema è quando queste modalità persistono in età adulta.

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I bambini ragionano in modo diverso dagli adulti, come ogni genitore attento può notare nella quotidiana vita familiare. Non è un caso che Jean Piaget, uno dei massimi studiosi dello sviluppo dell’intelligenza e del pensiero, abbia effettuato le sue pionieristiche osservazioni sui propri figli piccoli. Nell’infanzia i bambini sono colpiti dagli aspetti percettivi delle situazioni e i loro ragionamenti vanno dal particolare al particolare. Di conseguenza essi collegano tra loro realtà diversissime, e stabiliscono connessioni arbitrarie e illogiche, solo sulla base di similarità percettive.

Piaget riporta un esempio illuminante, riferito alla propria figlia di 3 anni. La bimba aveva richiesto delle arance; le era stato risposto che non era possibile, perché in quella stagione non erano commestibili, in quanto ancora verdi e non gialle e mature. Poco dopo, bevendo la camomilla, la bambina osservò che questa era gialla, non verde, e richiese le arance. Per lei, se la camomilla era gialla, anche le arance dovevano esserlo, e potevano di conseguenza essere mangiate, così come la camomilla poteva essere bevuta. Questo tipo di ragionamento è stato definito analogico o trasduttivo: per quanto potenzialmente creativo, esso conduce a conclusioni erronee. (CONTINUA...)

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Questo articolo è di Silvia Bonino ed è presente nel numero 273 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui per leggerlo tutto