Quale futuro per gli adolescenti?

Il modo in cui ci prefiguriamo il futuro cambia a seconda dell'età e dei compiti evolutivi da assolvere. Quali sono questi compiti, oggi che non sussistono più modelli normativi e che il reale è, almeno in parte, soppiantabile dal virtuale?

 

quale futuro per gli asolescenti.jpg

Il futuro e la rappresentazione che ogni persona ha del tempo futuro sono elementi fondanti lo stato di benessere individuale e orientano in modo decisivo le diverse fasi del ciclo di vita e il percorso di crescita di ognuno di noi. Ad ogni età ci relazioniamo con il futuro in maniera differente, con modalità che in gran parte dipendono da quali compiti evolutivi dobbiamo affrontare.

Nella primissima infanzia il futuro è in qualche modo secondario; l’organismo del bambino vive e si sviluppa in un relazione simbiotica con l’ambiente materno e la sopravvivenza non dipende tanto dalla propria abilità nel muoversi nel mondo e nel gestire le contingenze, quanto dalla capacità della madre di prendersi cura del figlio.

Solo al termine di questa breve fase iniziale comincia a emergere una rudimentale capacità di relazionarsi con il futuro. Questo accade in concomitanza con il raggiungimento di due tappe fondamentali: l’acquisizione della consapevolezza di sé e la prima separazione dalla madre, un passaggio che marca, tra le altre cose, il raggiungimento di un primissimo livello di autonomia.

ASPETTATIVE PREDEFINITE

Nel corso della crescita, l’importanza e la complessità delle immagini del futuro che l’individuo è chiamato a gestire continueranno ad aumentare, di pari passo con i livelli di autonomia richiesti. Leggere e interpretare l’ambiente e costruire una prefigurazione del futuro sulla base dei dati raccolti diventa un’abilità indispensabile per la sopravvivenza. È una visione che non costruiamo da soli, ma che attinge tanto ai vissuti interni quanto agli indizi rintracciabili nell’ambiente, tra i quali hanno particolare rilevanza le immagini del futuro veicolate dagli altri, dalla società e dai mezzi di comunicazione.

Premium

Vuoi leggere la versione completa dell’articolo?

Accedi al sito se hai già un abbonamento alla rivista oppure personalizza il tuo piano e abbonati subito.

Accedi

Questo articolo è di Matteo Lancini, Riccardo Calandra ed è presente nel numero 267 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui per leggerlo tutto