Prima impressione: il big bang dell'Universo-Relazione

Essere emotivamente competenti vuol dire conoscere quello che suscita le proprie reazioni comportamentali e padroneggiarle perché si interfaccino in modo costruttivo con gli altri.

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La parola “inizio” origina dal termine latino “initium”: da “andare in, entrare”. Ancora oggi è del tutto normale l’espressione “entrare in relazione”: l’inizio di una nuova relazione coincide, quindi, con l’ingresso in una “nuova dimensione”, una fase di inevitabile perturbazione e cambiamento, caratteristica di ogni preliminare conoscitivo che accompagna l’instaurarsi di una nuova relazione. Si tratta di un evento molto compresso in ordine temporale (poche frazioni di secondo) e poco cosciente, normalmente definito “prima impressione”, ma nello stesso tempo ci troviamo di fronte a uno straordinario laboratorio riguardo al mondo delle relazioni, che insieme cercheremo di indagare e comprendere.

Sappiamo che questo processo di rapida valutazione, “a pelle”, può essere cruciale e innescare simpatie, antipatie, aperture e disponibilità, oppure chiusure e pregiudizi. Ma prima di addentrarci nell’insieme di sensazioni, emozioni e conseguenti ipotesi che ognuno di noi fa dell’altro e sulle ricadute sociali di tutto ciò, è importante soffermarci sulla dimensione biologica che sta alla base del fenomeno. Questo processo automatico di valutazione è un’importante eredità della nostra evoluzione. L’animale che vive in foresta ha pochi decimi di secondo a disposizione per capire se chi incontra è un “amico” o un “nemico”, e in funzione di questa rapidissima valutazione decidere come organizzare il proprio comportamento – fuga, attacco o sostanziale indifferenza –, e da ciò dipende la sua sopravvivenza.

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Questo testo è tratto dall'articolo di Diego Ingrassia
presente nel numero 265 della rivista.
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