Phygital

Quando spazio reale e spazio virtuale si incontrano

Un neologismo derivante dalla fusione di “physical” e “digital”, cioè “spazi fisici” e “atopie digitali”, e che allude a una modificazione del concetto di spazio e delle esperienze al suo interno. Per esempio, lo smart work: il lavorare da casa.

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Una delle parole più brutte che mi sia capitato d’incontrare di recente è “phygital”, un neologismo nato dalla fusione di “physical” e “digital”, di spazi fisici ed esperienze digitali, in contesti che vanno dagli ambienti lavorativi ai punti vendita.

Anche se il termine è davvero sgradevole, il suo crescente utilizzo segnala un trend emergente: la trasformazione del concetto di spazio e delle esperienze che avvengono al suo interno. La psicologia da tempo distingue il concetto di spazio, inteso come volume o superficie disponibile, da quello di luogo, un ambito spaziale idealmente e materialmente delimitato. Tale distinzione non è casuale, ma nasce da una specifica abilità del nostro cervello: la capacità di identificare intuitivamente i confini presenti nello spazio intorno a noi. Infatti, come ha mostrato il lavoro dei coniugi Moser – May-Britt e Edvard –, che proprio per questo hanno vinto, insieme a John O’Keefe, nel 2014 il premio Nobel per la Medicina, esistono delle cellule specializzate nel nostro cervello (border cell) che sono in grado di riconoscere e ricordare i confini spaziali.

Non solo, è proprio intorno ai luoghi che il nostro cervello articola i diversi episodi che sono raccolti nella nostra memoria autobiografica: dagli incontri con altri significativi alle emozioni che abbiamo sperimentato al loro interno. In altre parole, i luoghi sono dei generatori di esperienze, in grado di creare emozioni e ricordi e anche di definire la nostra identità sociale: io sono uno studente della classe Quinta C perché tutti i giorni vado a lezione nella prima aula a destra del corridoio del secondo piano.

Ma che cosa succede quando in un luogo vengono inserite delle esperienze digitali? La prima conseguenza, di cui ho già parlato in passato, è la possibilità di utilizzare la tecnologia per superare i confini del luogo. Se sono chiuso in una stanza a studiare ma ho uno smartphone a disposizione, la tecnologia mi offre tutta una serie di nuove opportunità: posso scrivere a un amico, ascoltare una canzone, giocare a un videogioco, parlare con la mia ragazza e così via.

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Questo articolo è di Giuseppe Riva ed è presente nel numero 266 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui per leggerlo tutto