Perché chi cerca lavoro mente?

I dati ci dicono che tanto spesso nei colloqui di lavoro il candidato finge, su di sé e sulle proprie competenze. In realtà, questi incontri non dovrebbero essere vissuti come una sfida, e ciò per il benessere sia dell'azienda che dall'aspirante lavoratore.

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Provate a digitare le parole: «come affrontare un colloquio di selezione». Sotto la stringa del motore di ricerca leggo: 134000 risultati in 0.59 secondi. Le statistiche dicono che la maggior parte di noi non va oltre le prime quattro o cinque pagine, in ogni caso disponiamo già di decine e decine di informazioni e suggerimenti.

Se poi facciamo una veloce analisi sulla natura dei consigli, troviamo ovviamente di tutto: come redigere un curriculum, come acquisire informazioni sull’azienda, come approfondire la job description. Si arriva poi alla preparazione personale, spaziando dai contenuti allo stile di comunicazione, verbale e non verbale, e poi ancora la gestione delle emozioni e dello stress, senza dimenticare l’abbigliamento. Qualcuno fa riferimento pure all’alito e alle profumazioni.

Tra una pagina e l’altra compare anche qualche consiglio per la sponda opposta: «quali sono le migliori domande da fare a un candidato durante un colloquio di selezione»; «qual è la missione primaria di un buon selezionatore»; «qual è il luogo ideale per affrontare un buon colloquio».

Mettendo insieme il tutto, non è esagerato immaginarsi uno scenario di guerra, o, se preferite, una sorta di partita a scacchi. Ma a differenza della guerra e degli scacchi, in questo caso non c’è nessuno che vince e nessuno che perde. O comunque, crediamo che pensare in questo senso sia molto limitante. (CONTINUA SULLA RIVISTA...)

 

Questo articolo è di Diego Ingrassia ed è presente nel numero 262 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui per leggerlo tutto