Non sono solo parole

Lev Vygotskij ha definito la parola «il microcosmo della coscienza». Questo vale soprattutto per la parola scritta, una dimensione espressiva oggi sempre più impoverita, anche per le tecnologie che pervadono la nostra vita.

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Come ogni genitore sa, i bambini cominciano a parlare all’incirca intorno ai 18 mesi, seppure con ampie differenze individuali. In concreto, tutti i bambini con normale sviluppo neurofisiologico e adeguata vita sociale cominciano verso la fine del secondo anno a usare parole per indicare oggetti, persone e situazioni; queste parole, all’inizio, stanno per una frase intera e in seguito vengono dapprima giustapposte e poi coordinate in frasi sempre meglio organizzate.

Saper parlare è una caratteristica specifica degli esseri umani, sviluppatasi durante la filogenesi. Essa rimanda a sua volta alla capacità di svincolarsi dalla percezione per sapersi rappresentare anche ciò che non cade direttamente sotto i propri sensi: è il pensiero, di cui dispone unicamente la specie umana. Lo psicologo dell’età evolutiva Jean Piaget ha descritto con esemplare chiarezza l'emergere di questa capacità, che si esprime non solo nel linguaggio ma anche nel gioco simbolico e prim'ancora nell'imitazione differita di un modello non più percepito. 

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Questo articolo è di Silvia Bonino ed è presente nel numero 267 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui per leggerlo tutto