Non è tutt'oro quel che luccica

Come appariamo nel luogo di lavoro

Spesso, per primeggiare nell'ambiente lavorativo, ci sforziamo di mostrare i nostri lati migliori. Tutto bene, a patto di non attirarci l'invidia dei colleghi o di non millantare qualità che non abbiamo. 

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«Loretta non fa altro che sgomitare... è piena di sé e non perde occasione per mostrarlo. Anche ieri con il capufficio sembrava che ci fosse solo lei e che i meriti del buon lavoro che abbiamo fatto tutti insieme fossero solo suoi. Con i superiori fa sempre la simpatica, ma è una furba... si presenta tutta tirata, in perfetto ordine e fa di tutto per sembrare sempre d'accordo e fare un'ottima impressione. Così fioccano i complimenti e anche le sue valutazioni di fine anno sono sempre positive. Questa situazione comincia a darmi fastidio anche perché in pratica Loretta lavora come noi, anzi forse anche un po' meno, ma non se ne accorge nessuno... C'è Qualcosa che non torna e questo comportamento un po' falso mi piace poco». 

Cercare di presentarsi al meglio nei contesti lavorativi costituisce un modo comune per impostare e regolare relazioni significative con colleghi, collaboratori e superiori. Non c’è nulla di male a mettere in luce aspetti positivi di sé, a cercare di mostrare bene ciò che si sa fare, di trovare un proprio spazio per mettere a frutto i propri talenti. Del resto, le spinte organizzative a essere sempre più proattivi, ad assumersi delle responsabilità rispetto al lavoro, a coinvolgersi anche affettivamente con l’organizzazione facilitano gli sforzi personali di costruire un’immagine di sé positiva. Si è visto che riuscire a farlo bene può avere effetti favorevoli al momento della selezione o quando, dopo essere stati assunti, una buona reputazione può influenzare le valutazioni sul lavoro, le ricompense, le promozioni e gli sviluppi professionali. (CONTINUA SULLA RIVISTA...)

Questo testo è tratto dall'articolo di Guido Sarchielli
presente nel numero 261 della rivista.
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