Neuroscienze artificiali: creare una mente computazionale

Entriamo nei meandri delle neuroscienze per capire come funzionano il cervello e la cognizione dell’uomo, e sulla base di questo quali sono le forme di intelligenza artificiale che ci riguardano più da vicino.

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Con “neuroscienze” ci si riferisce a un termine-ombrello che ricopre diverse discipline impegnate a studiare il funzionamento normale e patologico del nostro cervello. In questo senso, possiamo considerare neuroscienze la neurologia, la neurobiologia, la psicologia, la neuroanatomia, la chimica, sino a includere la matematica, la fisica e la statistica. 

In questo articolo ci concentreremo solo su alcune delle neuroscienze, e in particolare quelle che si occupano degli aspetti macroscopici del cervello, piuttosto che di quelli microscopici, ossia quelle che studiano la cognizione umana e il suo funzionamento. 

LIPSIA 1879

Lo studio della mente umana da parte della psicologia intesa come scienza può essere identificato in un luogo e un momento ben precisi: Lipsia 1879. Wilhelm Wundt nel suo laboratorio di psicologia appunto a Lipsia era interessato a studiare in maniera sistematica elementi della mente umana, come la percezione e la sensazione.

Pochi anni prima, nel 1861, un neurologo francese, Paul Broca, a seguito di un’autopsia cerebrale di un paziente, che l’avrebbe reso famoso, scopriva la regione del cervello che ci permette di parlare, di produrre le parole.

A metà degli anni Ottanta dell’Ottocento Freud si recava a Parigi per approfondire i propri studi sull’isteria, gettando le basi di quella che è forse la più conosciuta teoria del funzionamento della nostra mente (inconscia).

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Questo articolo è di Cosimo Tuena, Pietro Cipresso ed è presente nel numero 270 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui per leggerlo tutto