Nella mente degli adolescenti

In genere il comportamento degli adolescenti è associato ad una personalità ribelle, non incline al compromesso e nettamente in contrapposizione al mondo degli adulti. Recenti studi in ambito neuroscientifico dimostrano che ciò è dovuto a specifici fattori ormonali e maturativi.

Nella mente degli adolescenti

Marco sa bene che spingere il motorino al massimo è rischioso, basta una buca e il volo è assicurato: eppure sorpassa sulla destra una fila di automobili e infine taglia la strada alla prima mettendosi in testa, soddisfatto della sua impresa. Andrea sa bene che il sesso non protetto è pericoloso in tempi in cui l’AIDS è di nuovo in aumento, eppure si lascia prendere dall’entusiasmo di questo nuovo rapporto e di sesso protetto non se ne parla nemmeno.

Samantha ondeggia con le braccia alzate al ritmo della musica della discoteca, un ragazzo, per di più carino, le allunga un bicchiere con una bibita: «E dai, non è mica veleno», le dice sorridendo. Samantha sa che in discoteca ti possono propinare droghe dagli effetti dissestanti, eppure accetta e tracanna tutto d’un sorso. Marco, Andrea, Samantha, tre adolescenti che, come tanti loro coetanei, agiscono d’impulso, ignorando il richiamo della ragione: si comportano così perché la loro testa, o meglio il loro cervello, è fatto in quel modo, un vero e proprio campo di battaglia tra ragione ed emozione, tra percezione del rischio e anticipazione della ricompensa, insomma un cervello tipico della loro età.

Quando si parla degli adolescenti li si considera spesso ribelli e contestatori e si attribuisce il loro comportamento al fatto che vogliono apparire un po’ ostici e diversi per affermare la loro individualità e separatezza dal mondo degli adulti: anche Aristotele, d’altronde, riteneva che «quanto al carattere, i giovani sono inclini ai desideri, e pronti a fare tutto ciò a cui il de- siderio li spinge.

Fra i desideri di ordine fisico, cedono soprattutto all’attrazione amorosa e sono facili alla noia, in tutti i loro desideri, e si accendono enormemente e subito si raffreddano» (Retorica, II, 1389 a-b). Una serie di studi nell’ambito delle neuroscienze indica che, al di là degli stereotipi, ognuno di questi aspetti del comportamento trae le sue origini da fattori ormonali e maturativi. Iniziamo anzitutto dagli ormoni maschili(testosterone) e femminili (estrogeni e progesterone) che sono responsabili della maturazione sessuale e dell’emergere delle caratteristiche somatiche legate al sesso.

Con la pubertà, com’è noto, si verifica una vera e propria tempesta ormonale che modifica il comportamento sotto vari punti di vista. Nei maschi il testosterone potenzia i comportamenti violenti e aggressivi, aumentando la “fisicità” delle risposte a situazioni competitive. Ma gli ormoni hanno anche effetti molto specifici sul cervello: il THP (tetrahydropregnendolone) è il precursore di tutti gli steroidi (le molecole che caratterizzano ormoni sessuali maschili e femminili e ormoni surrenali legati alle situazioni di stress) e, ovviamente, aumenta nel corso della pubertà. Negli adulti questo ormone viene secreto soprattutto in risposta allo stress e ha il compito di ridurre gli stati ansiosi: negli adolescenti, invece, il THP ha effetti opposti in quanto non agisce come un tranquillante, ma potenzia l’ansia agendo sul sistema limbico.

Il divario tra un sistema limbico già maturo e una corteccia frontale immatura è all’origine dell’esuberanza emotiva adolescenziale.

È proprio il sistema limbico, un insieme di nuclei tra cui l’amigdala, l’ippocampo, il setto e la corteccia limbica, a essere al centro dei comportamenti tipici degli adolescenti. Questo insieme di formazioni nervose, situate al di sotto della corteccia, è responsabile degli stati umorali e dei comportamenti connotati dall’emozione. Negli adolescenti si verifica però un divario tra la presenza di un sistema limbico già maturo e l’esistenza di una corteccia frontale ancora immatura. Tale dissociazione è all’origine dell’esuberanza emotiva adolescenziale: nell’adulto, infatti, la corteccia, e in particolare il lobo frontale, riesce a controllare le risposte emotive e, in genere, a non portare a una loro predominanza. Ma non è soltanto questa dissociazione maturativa tra sistema limbico e corteccia a essere all’origine dei comportamenti adolescenziali, perché le massicce quantità di ormoni secrete dalle gonadi agiscono selettivamente su un nucleo del limbico, l’amigdala, vero e proprio centro dell’emozione.

Questo spiega perché ragazzi e ragazze dimostrino una volatilità emotiva che accompagna numerose situazioni della loro vita: dall’abbandonarsi alle emozioni di un concerto rock al pianto facile, ai confronti fisici più che frequenti nei maschi. Basti pensare che i livelli di testosterone nel corso dell’adolescenza aumentano di 30-40 volte rispetto all’età infantile e che gli ormoni maschili agiscono sull’amigdala potenziando emozioni come la paura o la rabbia e rendendole fuori controllo. L’amigdala, inoltre, è molto sensibile all’adrenalina secreta dai surreni e alla noradrenalina prodotta dal cervello in condizioni di stress ed eccitazione, il che contribuisce a produrre risposte emotive e aggressive eccessive, e quell’esuberanza che, agli occhi degli adulti, fa sembrare i ragazzi fuori controllo. Un’amigdala iperattiva e un lobo frontale ancora immaturo danno perciò luogo a una potenziale miscela esplosiva che, molto spesso, infiamma i ragazzi.

Sino a non molto tempo fa, si riteneva che il cervello raggiungesse la “maggiore età” prima di quella comportamentale e che il processo di crescita di un ragazzo, a partire dai 13-14 anni, fosse essenzialmente culturale e non biologico. In realtà il cervello va incontro a profonde trasformazioni anche negli anni dell’adolescenza avanzata e la maturazione cerebrale continua sino ai 25-30 anni. Le ricerche effettuate in ragazzi tra i 12 e i 20 anni dimostrano che la corteccia frontale, da cui dipendono la pianificazione e l’organizzazione di molti comportamenti, la regolazione dell’emotività e l’inibizione di risposte “non appropriate”, matura molto più lentamente rispetto ad altre aree cerebrali.

Nella corteccia frontale di un adolescente esistono, infatti, numerose “chiazze” corticali in cui si verifica una progressiva riduzione della densità della sostanza grigia (i neuroni) e un aumento di quella bianca, costituita, anziché da neuroni, da fibre nervose ancora in parte prive del rivestimento di mielina.

Il cervello va incontro a profonde trasformazioni anche negli anni dell’adolescenza avanzata e la sua maturazione continua fino ai 25-30 anni.

In assenza di questo rivestimento le fibre nervose non connettono in modo efficiente le varie aree della corteccia frontale e quest’ultima con l’amigdala. Il risultato è che le reazioni emozionali, come quelle di paura e rabbia, generate in gran parte nell’amigdala, non sono sufficientemente analizzate e compensate dalla corteccia, il che comporta una qualche incapacità di giudicare le situazioni a rischio in cui si può essere coinvolti.

Questo testo è tratto dall'articolo di Alberto Oliverio
presente nel numero 257 della rivista.
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