Manager in terapia

Spesso, quando si rivolge alla psicoterapia, il manager pretende quella prestazione immediata che lui stesso è abituato a sentirsi chiedere. 

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Una categoria speciale di persone che si rivolgono allo psicoterapeuta è rappresentata dai manager e dai professionisti di alto livello che operano nelle organizzazioni e nelle istituzioni. Si tratta di persone abituate a trascorrere la loro vita in un ambiente competitivo, in scenari tumultuosi e imprevedibili, muovendosi con rapidità e assumendo elevati rischi gestionali inerenti al business e all’area tecnico-professionale. Risorse – secondo la terminologia organizzativa, “risorse umane” – certamente preziose, che costano molto alle imprese e che sono oggetto di richieste pressanti, sfidanti, tendenzialmente sempre al limite delle loro possibilità.

Fenomeni come il workaholism e il distress organizzativo sono diffusi in questa categoria di persone che “non si fermano mai”, soprattutto se vivono nei contesti multinazionali in cui il sole non tramonta mai e si dev’essere connessi 24 ore al giorno. È dunque comprensibile che alcuni di questi individui sentano, in una fase della loro vita, la necessità di richiedere un aiuto esperto o almeno di confrontarsi con un “soggetto terzo” che non sia un familiare, un collega o un amico. Peraltro, molti soggetti che vivono questo genere di vita sono abbastanza isolati, oppure, anche se circondati da persone nell’ambito lavorativo e fuori, tendono ad essere diffidenti e a non volersi esporre, per timore di mostrare le loro fragilità.

DANZANDO SULL'ORLO DI UN BURRONE

Manager in crisi? Potrebbe sembrare una contraddizione in termini se si avesse in mente il manager macho “tutto d’un pezzo”, alla John Wayne, o la donna tipo Wonder Woman, che non devono chiedere mai... In realtà, queste figure sono, appunto, figure di scena, al cui interno rimane (fortunatamente) l’essere umano che e a volte riesce a sentire il bisogno e la legittimità di chiedere un aiuto. Ma è da notare che proprio la decisione di richiedere un aiuto rappresenta un passo assai difficile per queste persone, che vedono la loro vita sotto il profilo delle alte prestazioni, dell’essere performanti, del posizionarsi in alto e al centro delle strutture, del governare e decidere per altri; senza contare la pressione della competizione interna, prim’ancora di quella con i soggetti esterni.

La dimensione sovranazionale e la velocizzazione che caratterizza il mondo del lavoro esposto ai mercati portano i manager e i professional a fare sempre di più e meglio, utilizzando risorse limitate e muovendosi in modo fortemente finalizzato, orientato al conseguimento dei risultati: in contesti aziendali del genere, l’MBO (Management By Objectives), la “direzione per obiettivi”, è regola di vita.

L’occasione che spinge il manager e il professionista sovra-ingaggiato nel lavoro a ricercare un aiuto psicologico è, fin troppo spesso, il verificarsi di un evento eclatante e traumatico di genere psicofisico, oppure la sensazione di essersi spinti troppo avanti, senza avere la possibilità di fermarsi, né di tornare indietro, come se si stesse danzando sull’orlo di un burrone. (...)

Questo articolo è di Andrea Castiello D'Antonio ed è presente nel numero 265 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui per leggerlo tutto