Madre e figlia rivali

Una figlia antagonista della madre mira alla propria indipendenza. Una madre antagonista della figlia invidia la giovinezza che ha l’impressione le venga rubata.

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Fanny nutriva una sorta di avversione nei confronti di Irène, la figlia che aveva messo al mondo soltanto per compiacere il marito e che fin dalla nascita aveva affidato alle cure della balia, non solo per l’allattamento ma per ogni altro aspetto della quotidianità. Assidua frequentatrice di casinò e feste mondane che si protraevano fino alle prime ore dell’alba, per Fanny la nascita della bambina aveva rappresentato il primo pericoloso segno di declino della propria femminilità. L’allattamento avrebbe sciupato il suo corpo e l’accettazione della maternità avrebbe segnato il passaggio dalla condizione di giovane donna ancora aperta alle
avventure amorose a quella di madre legata alle responsabilità della famiglia. Anche in seguito, nel corso di tutta la vita, Fanny cercò di dimenticarsi della figlia e
di farla dimenticare alle persone che frequentava, soprattutto se di sesso maschile. Al centro della sua esistenza c’era il gioco della seduzione e del corteggiamento. Voleva essere ammirata e desiderata. Trascorreva le giornate pensando alle toilette di lusso, ai trucchi, ai massaggi, a intessere avventure con giovani aitanti, a spiare con angoscia le prime rughe nello specchio.

Per dimostrare a se stessa e al mondo di essere ancora nel fulgore della giovinezza si ostinava a voler vedere in Irène, divenuta adolescente, un’eterna bambina. La obbligava a vestirsi e a pettinarsi come una scolaretta e nel dichiarare l’età della figlia ad amici e conoscenti le toglieva sempre alcuni anni. Per non essere infastiditi dalla presenza della figlia, quando la famiglia si recava in vacanza al mare, lei e il marito scendevano in un albergo di lusso, mentre Irène veniva alloggiata con la governante in una modesta pensioncina. Il fastidio di Fanny nei confronti della figlia e la lontananza del padre, sempre in viaggio per affari, fecero di Irène una bambina infelice e solitaria. Per sua fortuna, possedeva un insolito talento per la scrittura che ne fece una delle romanziere più dotate del suo tempo. (CONTINUA SULLA RIVISTA...)

Questo testo è tratto dall'articolo di Anna Oliverio Ferraris
presente nel numero 261 della rivista.
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