Ma quanto mi piace!

Un viaggetto nella galleria dei pittogrammi del web, dove tra faccine sorridenti o arrabbiate, cuoricini e l’icona del “mi piace” disponiamo di disegni che supportano
la comunicazione delle emozioni online.

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Nella vita sui social anche l’utente più sofisticato e attento ai sentimenti altrui si scontra con i limiti di una comunicazione scritta, non corredata cioè delle espressioni del volto, delle variazioni di tono e dell’uso generale che normalmente facciamo del corpo per qualificare le cose che diciamo. Potrebbe essere un problema non da poco, e in parte continua ad esserlo, perché i segni di interpunzione non bastano a svolgere il ruolo dei nostri volti, essendo nati per qualificare il ritmo del discorso, scandirlo e restituire i tempi delle pause, non per comunicare le nostre emozioni.

Soprattutto, però, qualsiasi soluzione un social adotti, sarà una soluzione che fa capo all’intenzionalità di chi comunica, perché la scrittura è un atto primariamente intenzionale, mentre le qualificazioni che noi diamo alle cose dette a voce sono spesso spontanee, non meditate, non mediate. Anche in conseguenza di ciò, le informazioni che noi forniamo nella nostra comunicazione verbale saranno sempre molte di più rispetto a quelle garantite dalla comunicazione scritta.

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Questo articolo è di Zauberei ed è presente nel numero 267 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui per leggerlo tutto