L'umanità irriconoscibile

Un volto velato è un volto di cui si nega l'umanità. Ecco un problema psicologico di fronte al niqab o al burka di alcune donne musulmane, al di là delle possibili obiezioni politiche e sociali. 

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Il tema del volto velato delle donne che indossano il niqab - che lascia scoperti solo gli occhi - o il burka - che nasconde anche gli occhi dietro una retina - è stato oggetto negli ultimi tempi di particolare attenzione in Europa, ma in realtà non ha mai smesso di essere presente, anche quando se ne parlava di meno.  Come già avevo evidenziato in un intervento su questa stessa rivista (n. 209 del 2008, dal titolo «Il volto velato e l’espressione negata»), il volto umano, sia negli uomini che nelle donne, presenta una ricchissima espressività che è essenziale nella comunicazione con i propri simili. Si tratta di modalità evolutesi nel corso della filogenesi a partire dall’espressività animale, con la quale vi sono non poche similarità, in particolare con quella dei primati. Queste forme spontanee di comunicazione hanno quindi origini biologiche, anche se su di esse agiscono pure i diversi codici culturali, che non hanno però il potere di alterarle in modo sostanziale, soprattutto nelle situazioni di forte attivazione emotiva. È questa comune e ricca espressività a permettere la comunicazione tra persone di culture diverse, quando gli interlocutori non sono in grado di ricorrere a una lingua condivisa.

Sulla base di queste considerazioni, vale la pena ritornare sull’argomento per sottolineare quanto l’espressività del volto sia ritenuta dagli psicologi di fondamentale importanza, insieme alla gestualità, nel fondare l’interazione sociale tra gli individui, nel rapporto con persone sia conosciute che estranee. Dalla mimica del volto passa infatti in modo prevalente il riconoscimento dell’umanità di chi ci sta di fronte, riconoscimento che a sua volta fonda l’interazione sociale pacifica. Gli studi sull’imitazione e il contagio emotivo hanno mostrato da molti decenni che noi siamo portati a riconoscere, negli altri, dei nostri simili, come in uno specchio, e a sintonizzarci sulla stessa tonalità emotiva. In questo processo, in buona parte automatico e inconsapevole, l’espressività del volto, insieme alla gestualità del corpo, svolge un ruolo determinante.(...)

Questo testo è tratto dall'articolo di Silvia Bonino
presente nel numero 259 della rivista.
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