L'eterna ambivalenza delle relazioni tra amore e odio

I tanti esempi d’intreccio fra amore e odio testimoniano della coappartenenza di questi due potenti sentimenti. Come si rileva tra i partner e tra i componenti di una stessa famiglia.

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L’incipit del carme di Catullo, divenuto famoso grazie anche alle illustri traduzioni di poeti come Quasimodo – «Odio e amo. Forse chiederai come sia possibile; non so, ma è proprio così e mi tormento» –, è in grado di cogliere un fondamentale paradosso: l’odio non solo si alterna all’amore, ma ne è parte integrante. Indipendentemente dalla volontà o dalla virtù umana, i due sentimenti sono destinati a intrecciarsi non lasciando altra scelta che un’amara, e a volte straziante, accettazione della loro inevitabile coessenzialità da parte di poeti e scrittori che, gettando uno sguardo all’interno dell’animo umano, sono riusciti ad anticipare molte delle scoperte della scienza e della psicologia.

METAMORFOSI DELL’AMORE

Il tema dell’odio e dell’amore è forse uno dei più dibattuti all’interno delle relazioni amorose, non sfuggendo agli studiosi la complessità del gioco di alternanza e compresenza dei due sentimenti. Alla tensione all’avvicinamento alla persona amata si contrappone la necessità narcisista, potremmo dire con le parole di Freud, di differenziarsi e separarsi dal partner, anche a costo di atteggiamenti aggressivi e giudizi svalutanti. In un certo qual modo è come se la relazione amorosa, avvicinando troppo i due partner, richiedesse un recupero della giusta distanza, pure al prezzo di produrre sensazioni negative e di fastidio per l’altro. Un’adeguata metafora di tutto ciò è rappresentata dalla favoletta che segue.

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Questo articolo è di Giorgio Nardone, Moira Chiodini ed è presente nel numero 272 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui per leggerlo tutto