Leggere non è meglio che guardare la tv

È sbagliato pensare che solo il libro aguzzi l’ingegno e sollecitIi la fantasia, mentre la tv inebetisce e basta.

leggere-non-è-meglio.jpg

Mia nonna, quando mi trovava spalmato sul divano a guardare la TV, diceva che la televisione fa diventare stupidi, perché è una forma di intrattenimento passivo. Non usava proprio queste parole, ma il senso era quello. Al suo messaggio distruttivo contro il mezzo televisivo ne aggiungeva uno costruttivo nei miei confronti, invitandomi piuttosto a leggere un libro.

La “proporzione” stupidità : televisione = intelligenza : libro, mia nonna non se l’era inventata. Alcuni anni fa lo dicevano un po’ tutti, perché forse l’aveva scritto un intellettuale da qualche parte e tutti l’avevano letto, o più probabilmente perché l’aveva detto la TV stessa, in un moto di onesta autocritica, e tutti l’avevano visto e sentito.

Ovviamente si tratta di una baggianata e non tornerei sull’argomento se nei giorni scorsi non avessi affrontato una discussione proprio su questo tema con un professore di cui non farò il nome. Riassumendo, possiamo dire che chi confronta la televisione e i libri per elogiare la lettura e sminuire la visione dei programmi TV usa due argomenti principali. Il primo: la TV non prevede che le si risponda, quindi non promuove pensiero critico. Chi la guarda assorbe le inesorabili informazioni che lo bombardano, senza avere il tempo di operare una sintesi mentale su quanto ha recepito. Leggere, al contrario, consente di fermarsi e di riflettere su quanto assimilato. Una frase particolarmente significativa può meritare un’analisi più approfondita e siccome possiamo gestire il tempo della lettura come meglio crediamo, nulla ci vieta di fermarci e riflettere. 

Questa considerazione è vera, ma è anche un po’ datata e non tiene conto del nuovo modo di fruire le informazioni prodotto dai social media. Oggi nulla di ciò che è popolare si ferma alla fruizione, perché tutto viene ripreso su Internet e si trasforma in dibattito. Ogni cosa diventa pretesto di confronto, anche troppo. I social amplificano le opinioni aggiungendo la componente narcisistica. Uno non si limita a dire cosa pensa di un determinato argomento, ma dice quello che crede apporterà il maggiore beneficio all’immagine di sé che vuole comunicare agli altri. Per esempio, chi desidera essere considerato una voce fuori dal coro commenterà quello che ha visto in TV con considerazioni opposte al pensiero dominante. Chi vuole passare per simpatico cercherà una chiave umoristica per stravolgere i contenuti. È dunque difficile continuare a sostenere oggi che la televisione preveda una fruizione passiva, considerata l’esperienza nel suo insieme. Certo, c’è anche chi sui social non commenta e si limita a spiare cosa dicono gli altri. Ma pure in questo caso l’esperienza televisiva è potenziata da una pletora di punti di vista: anche il fruitore passivo deve fare lo sforzo di coniugare tutte quelle informazioni e di adattarle ai propri schemi mentali. Implicitamente, i social costringono il mondo intero a comportarsi come un intellettuale che accumuli informazioni e le confronti tra loro. Per questo i social sono così faticosi.

Il secondo argomento, invece, interessa l’output peculiare del mezzo, che fra TV e libro è molto diverso. Siccome la televisione fa vedere le cose, non siamo più costretti a immaginarle. Diversamente, quando leggiamo un libro dobbiamo fare lo sforzo di tradurre le lettere in parole e le parole in situazioni. Dato che esiste una generale tendenza a ritenere “didattico” tutto ciò che richiede fatica, leggere è meglio che guardare la TV. A sostegno di questo ragionamento si porta spesso un dato di fatto estrapolato dal senso comune: davanti al televisore ci si addormenta. Ne deriva che l’attenzione verso qualcosa che ti fa dormire non può essere molto alta. Ma prima di saltare a conclusioni affrettate è bene ricordare che anche leggendo un libro ci si può addormentare. A quanti di voi non è mai capitato di inserire il “pilota automatico” durante la lettura e di ritrovarsi dieci pagine più in là senza ricordare una virgola di quanto si è appena letto? L’attenzione è in generale una risorsa limitata e quando siamo molto stanchi ne abbiamo poca, indipendentemente da quale sia il mezzo che ci invia il messaggio. 

I libri stimolano l’immaginazione, questo è vero. Per quanto una descrizione possa essere minuziosa, il lettore dovrà sempre riportarla alla propria esperienza personale. Perciò quando si guarda un film tratto da un libro già letto, si resta sempre un po’ sorpresi dall’estetica dei protagonisti. Spesso ce li eravamo immaginati diversi. 

Irresistibile_Adam_Alter.jpg

A tale riflessione bisogna però aggiungerne un’altra. L’esperienza di immaginare non si limita alla fisionomia dei personaggi. Quando entriamo in quello che Umberto Eco chiamava un «bosco narrativo» creiamo scenari ipotetici non elaborati dall’autore. Ci chiediamo cosa avremmo fatto noi al posto del protagonista, e sviluppiamo nuove trame a lato di quella principale. Insomma, quando è coinvolto in qualcosa, il nostro cervello ama lavorare per conto suo. Si appropria del racconto e lo trasforma in qualcosa di personale. Questo succede quando leggiamo un libro, ma anche quando guardiamo un film. Né siamo immuni a questo processo quando in TV vediamo uno di quei programmi considerati di basso profilo, come i reality. I concorrenti di questi show affrontano situazioni di vita quotidiana secondo la loro indole. E noi, quando essi catturano la nostra attenzione, non possiamo fare a meno di immaginare cosa faremmo al loro posto.

Nonostante quanto appena detto, sostenere che guardare la TV o leggere un libro siano due attività equivalenti sarebbe sbagliato. Soprattutto nella fase dello sviluppo, leggere è fondamentale per imparare a padroneggiare la lingua. Non si possono sprecare l’infanzia e la giovinezza guardando solo la televisione, l’effetto sulle abilità del linguaggio sarebbe devastante. Però, nelle persone adulte, la questione è meno importante e il dibattito dovrebbe spostarsi sui contenuti. Alcuni programmi televisivi sono frivoli e non arricchiscono affatto il nostro bagaglio nozionistico né la nostra sensibilità. Altri invece propongono delle informazioni interessanti e non solo insegnano qualcosa, ma possono persino stimolare l’approfondimento del tema trattato. Dal punto di vista dei contenuti, non c’è molta differenza con i libri. Anche la letteratura offre svago e frivolezza in alcuni casi, studio e serietà in altri.

Non solo libri, non solo TV, dunque: in entrambi i casi bisogna scegliere cosa merita il nostro tempo, per evitare di sprecarlo dietro libri inutili o trasmissioni mediocri. 

 

Francesco Boz, dottore in Psicologia, è uno degli autori del programma televisivo Le Iene. Ha fondato il sito psiche.org e lavora come social media manager per l'Ordine degli Psicologi del Veneto. Si occupa di comunicazione e marketing sui nuovi media.

Questo articolo è di Francesco Boz ed è presente nel numero 274 della rivista. Consulta la pagina dedicata alla rivista per trovare gli altri articoli presenti in questo numero. Clicca qui per leggerlo tutto