Le adolescenti e la sfida della maternità

La procreazione di un figlio, per un'adolescente, può rappresentare l'anticipazione di una tappa della normale sequenza evolutiva. Ma le conseguenze non sono sempre problematiche, né per la madre né per il bambino.

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Il fenomeno delle gravidanze precoci è considerato con grande preoccupazione nelle società moderne, a causa delle conseguenze che comporta per le ragazze e per la società in generale. La giovane che incorre in una gravidanza, infatti, parte spesso da una situazione di rischio psico-sociale, alla quale si aggiungono difficoltà personali e relazionali, come storie di conflitti familiari e trascuratezza affettiva, relazioni instabili con il partner e con gli amici, insuccessi scolastici e problematiche psicologiche e comportamentali. L’esperienza della gravidanza può, allora, essere l’esito di uno stile di vita rischioso, nel quale abuso di alcol e di sostanze, abbandono scolastico e scarse prospettive occupazionali si intrecciano a un comportamento sessuale promiscuo, indirizzando la crescita dell’adolescente verso esperienze sempre più complesse e obbligandola a confrontarsi con responsabilità per le quali non è attrezzata. In altri casi, invece, è l’esito di una scelta deliberata, orientata ad appagare, attraverso la relazione con il bambino e la formazione di una famiglia propria, i bisogni infantili rimasti insoddisfatti e i propri vuoti affettivi.

GIÀ MAMME E NON ANCORA ADULTE

La nascita di un bambino, purtroppo, tende a innescare un circolo vizioso, che consolida le difficoltà evolutive della neomamma. La maternità adolescente può infatti essere definita come un’asincronia evolutiva, attivata dalla coesistenza di trasformazioni che dovrebbero essere consequenziali. Si determina una doppia crisi evolutiva in cui i domini relativi ai cambiamenti corporei, cognitivi ed emotivi e alla rielaborazione delle relazioni con i pari e la famiglia sono interessati da una duplice riorganizzazione, una riguardante l’adolescenza e l’altra propria della maternità. (CONTINUA SULLA RIVISTA...)

Questo testo è tratto dall'articolo di Alessandra Salerno, Monica Tosto
presente nel numero 261 della rivista.
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