L'arte di un buon inizio

Per raggiungere uno scopo che ci siamo prefissi bisogna programmare una strategia che preveda tutto ciò che è necessario per il conseguimento. Vediamo alcune proposte al riguardo.

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«Anche il più lungo dei viaggi comincia con un piccolo passo», come ci indica l'antica saggezza cinese con le parole di Lao Tse. Il problema è scegliere bene il primo passo; difatti, nella stragrande maggioranza dei casi, le persone sanno quello che vogliono ma non sanno bene come ottenerlo, oppure sanno come ottenerlo ma sbagliano nel muoversi in quella data direzione. L'errore più frequente è proprio nell'inizio dell'agire verso lo scopo desiderato. 

Questo, in virtù del fatto che, o spinte dall’entusiasmo, accelerano troppo il processo e vanno fuori strada, o al contrario, limitate dalla paura, incedono troppo lente e insicure. O ancora, convinte troppo delle proprie teorie, procedono senza considerare i feedback di ogni loro azione e finiscono per inciampare su ciò che non hanno considerato.

C’è poi chi, che per paura di sbagliare, rimane bloccato come l’asino di Buridano e, posto in mezzo a due bisacce di fieno, non sa decidere quale delle due iniziare a mangiare, finché non muore di fame. Insomma, dare il via a un processo composto da una serie di azioni per raggiungere un obiettivo sembra essere una cosa semplice, ma il più delle volte è qualcosa di ingannevole o fonte di dubbi e timori.

Pertanto, imparare a valutare strategicamente come dare avvio a un progetto, appare un argomento decisamente rilevante, anche se usualmente poco considerato: sembrerebbe, infatti, ovvio fare ciò che viene spontaneo, ma questo per certi aspetti è ancora più ingannevole poiché la spontaneità non è altro - per dirla con Nietzsche - che «l'ultimo apprendimento diventato acquisizione» e farsi guidare da lei nella convinzione che sia una nostra naturale propensione non influenzata dalle nostre esperienze è davvero una pia illusione che rende l'affisarsi ad essa poco affidabile. (...)

Questo testo è tratto dall'articolo di Giorgio Nardone
presente nel numero 265 della rivista.
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